Zanardi, domatore della sventura

Leggi il commento sul leggendario pilota italiano, andato via nello stesso giorno di un altro mito come Ayrton Senna 
Cristiano Gatti
Cristiano Gatti

5 min

Pubblicato il 03.05.2026, 11:09 (Aggiornato il 03.05.2026, 11:18)

Persino il Cielo, a un certo punto, ha esaurito i suoi test e ha concesso sollievo. E va bene che nei disegni imperscrutabili dell’Alto è previsto di chiedere molto a chi può dare molto, il massimo ai migliori, ma evidentemente Alex è arrivato al punteggio più elevato nella disciplina prove estreme, s’è preso pure la lode, inutile insistere, cos’altro aggiungere, vieni su e goditi il meritato riposo nei giardini celesti, destinazione persempre.

Alex, grande domatore di disgrazie

Quanti Alex adesso riaffiorano dal silenzio che la sua bella famiglia aveva chiesto e ha poi saputo difendere. Certo si ricorda l’Alex capace di addomesticare la disgrazia, diciamo pure di diventare un grande domatore di disgrazie, girando le imboscate del destino addirittura in fortunate opportunità, come piace dire ai bocconiani. Due gambe in meno e due ruote in meno, dalle auto alla bicicletta di braccia, comunque spericolato pilota della vita. La sofferenza genera arte, scriveva Tolstoj: Alex il tenace si mostra subito capace di aggredire l’handicap, girando perennemente alla larga dalla disabilità arrabbiata e vittimista, che ce l’ha col mondo, che gli rinfaccia di tutto, che pretende il risarcimento, com’è legittimo e com’è comprensibile, ma inconcepibile in uno spirito stoico come il suo.

Serve coraggio, si dice in giro, tanto coraggio per uscirne così. Ma più che altro serve la Formula Alex, che sa affrontare la sventura con l’arma rara eppure vitale, privilegio di pochi, genericamente detta ironia. Logicamente con la variante auto-ironia, per lui che viene dalle corse. Tra tutti gli Alex che giustamente si stanno celebrando, giganteggia proprio questo: Alex ride di sé e del destino, sorride davanti ai più penosi tic umani e alle virtù più elevate, con l’aggiunta tutta sua di una gentilezza vagamente angelica. Testimonianza personale: Giro d’Italia di qualche anno fa, cronometro dedicata al Sagrantino tra i vigneti di Montefalco. La sera, il comitato locale invita un po’ di gente della carovana per una bicchierata sotto il cielo di stelle. Al tavolo arriva un carissimo amico, Mario Valentini, ct del paraciclismo (dal 1999 al 2021), uno dei tecnici più vincenti nella storia azzurra con 34 mondiali e 7 ori olimpici, ma più ancora uomo di grande spirito e arguta intelligenza. «Vi ho portato un amico, possiamo sederci?». Lui e il suo compagno di merende, all’epoca uomo di punta della squadra, Alex Zanardi. Serata indimenticabile, cerchiata di rosso nei ricordi della vita. Più di Ollio e Stanlio, più di Ale e Franz, un tandem continuo sul filo degli aneddoti e dei retroscena azzurri, barzellette da caserma comprese, con il tocco impareggiabile di un Alex che gioca divertito parlando delle sue gambe, senza però mettere a disagio nessuno, segnato dall’inconfondibile dote sua, il garbo sincero.

C’è un tempo per tutto, s’impara nel Qoelet, c’è il tempo della massima serietà nel lavoro e nella competizione, c’è il tempo della leggerezza e della goliardia nelle serate con gli amici, bevendo Sagrantino. Alex e Valentini dimostrano d’essere di questa pasta particolare, quasi introvabile nel mondo dei potenti e dei vincenti, vincenti poi di che, se guardiamo dove stiamo andando a finire.

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Ciao Alex, potenza gentile

Ciao Alex, potenza gentile, forza leggera. Risuona ancora da lontano il mormorio dei benpensanti, che il giorno stesso dell’ultima tragedia si fecero subito avanti con il marmoreo buonsenso, ma dai, com’è possibile, gli era già andata bene quella volta in pista, perché poi non si è messo calmo e tranquillo... Non fa una grinza, per loro e per il loro mondo blindato. Nel suo, lontano, in un’altra galassia, la vita andava bevuta tutti i giorni, e ringraziare sempre il Cielo di poter ancora fare il matto pedalando nello spettacolo del creato, tra le dolcezze della val d’Orcia. Alex s’è inventato e s’è degustato la seconda vita, prendendo tutto terribilmente sul serio, senza prendere niente troppo sul serio. Gli intitoleranno impianti sportivi, gare, circoli ricreativi, magari piazze e vicoli.

Ma la celebrazione migliore, che il tempo non consumerà più, resta il ricordo di come Alex era realmente, sì, il domatore gentile della sventura. Inutile scriverlo su una targa: quando ci sembrerà che la vita ce l’abbia solo con noi, che faccia la sadica solo con noi, è allora che tornerà utile la leggenda vera di Alex. 

 

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