Stefano Cesaretto: "Il futuro sarà nostro"
Il fascino di Piazza di Siena non ha eguali, l’emozione di calcare quell’erba è per tutti molto forte. Lo sarà ancor di più per la sua "Prima alla Scala” dell’Ovale. Nominato a gennaio 2026 il nuovo selezionatore azzurro Stefano Cesaretto, bresciano, classe 1964, si appresta alla coppa delle Nazioni con un’Italia che ha grande voglia di fare. Che nazionale vedremo? «Una squadra ben amalgamata, ho preso in esame i risultati e l'esperienza dei cavalieri».
Ha dovuto fare un cambio all’ultimo momento
“Piergiorgio Bucci era uno dei prescelti ma, considerato che il benessere e la tutela dei nostri cavalli è basilare per noi e la Federazione, abbiamo deciso dopo il Gran Premio Rolex di Aquisgrana di risparmiare ad Hantano, con qualche linea di febbre, un lungo viaggio dalla Germania fino a qui. Una scelta comunque condivisa da tutti».
Al suo posto Giacomo Casadei
«Esatto, un ragazzo giovane, ma di esperienza, maturo e che ha dimostrato in ogni occasione e in qualunque momento di essere pronto. Giacomo è un cavaliere che non ha niente da dimostrare».
Cosa ha cambiato in questi mesi?
«Quello che ho fatto fin da subito è avere una collaborazione, un rapporto un dialogo aperto con i ragazzi. Stiamo in una fase di evoluzione e di crescita, sto utilizzando molti giovani nelle varie coppe delle Nazioni. Le aspettative sono di ottenere risultati importanti, ma non sul breve periodo. Vogliamo e dobbiamo crescere”.
È un’Italia che guarda al futuro?
«Assolutamente. In Belgio siamo andati con tre giovanissimi, quasi all’esordio. Assieme a loro altri cavalieri più maturi, il giusto abbinamento per creare uno spirito di squadra e una passione verso questo sport».
Si parla molto in questi ultimi tempi di un parco cavalli scarno
«È vero, non abbiamo un gruppo ampio di cavalli, ci siamo focalizzati su un numero più ristretto per quanto riguarda Piazza di Siena. Stiamo lavorando per cercare di creare un gruppo composto da binomi emergenti per far fronte ai tanti impegni futuri. Basti pensare che nelle prossime otto settimane l’Italia schiererà una squadra in nove coppe delle Nazioni e in gara ci saranno più di 25 atleti».
Ma è anche un discorso di numeri?
«Si perché sempre più persone praticano equitazione e il numero di cavalli non corrisponde a questa crescita, così anche i risultati sono limitati, cercheremo di incentivare i proprietari a partecipare, ma non possiamo condizionare nessuno sotto il profilo economico a tenere questi cavalli, ecco perché dico di coinvolgere e far appassionare più persone possibili».
Piazza di Siena cosa rappresenta per voi?
«Il massimo, una manifestazione storica in una location che nessuno nel mondo ha. Dal punto di vista tecnico la tappa di Roma rappresenta per noi un momento importantissimo della stagione, soprattutto quest'anno con il centenario. Si è fatto un lavoro eccezionale per rendere lo spettacolo al massimo, il pubblico che assiste al concorso può godere di bellezze sportive e culturali».
L’ovale di Piazza di Siena dal punto di vista tecnico che campo è?
«Molto difficile e tecnico, alcuni cavalli possono soffrire e trovarsi spiazzati, la cosa migliore è che abbiano già saltato come secondi cavalli almeno una volta negli anni prima».
L’esperienza quanto conta?
«In questi palcoscenici molto, infatti ci sono dei ragazzi che vengono per la prima volta, devono saltare, sperimentare. Ognuno deve avere un obiettivo per raccogliere risultati piccoli o grandi che siano, per fortuna ci sono molti giovani che si avvicinano a questo sport».
Il settore del salto ostacoli italiano ha dimostrato di essere in forte risalita, il presidente del Coni Buonfiglio ha chiesto una medaglia olimpica.
«Lui è molto ambizioso, sarebbe importante raggiungere prima la qualifica a Los Angeles, non quest’anno, ma il prossimo. La selezione è molto dura. Lavorerò per far crescere il gruppo, mantenendo unito quello di testa, che ha già dimostrato di essere di alto livello, e consentire agli altri di crescere per contare su una rosa più ampia per i prossimi Europei del 2027».
L’Italia non vince Piazza di Siena dal 2018, può esser questo l’anno giusto?
«Ce lo auguriamo tutti, le squadre rivali più in vista sono sempre le stesse: Stati Uniti, Germania, Olanda, le nazioni che si sono potute accaparrare a livello economico cavalli molto performanti e avere così più possibilità di fare risultato. Ma noi abbiamo cavalieri forse anche più forti e confidiamo in loro».
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