© Sergio Mazza/Ciamillo

Alessandro Rossi: “Qui vive la cultura del lavoro”

Dall’oro all’Europeo con l’Italia Under 20 a head coach di Treviso: le sue parole
Fabrizio Fabbri
Fabrizio Fabbri

5 min

Pubblicato il 16.12.2025, 09:04

Si è tolta la scimmia dalla spalla la Nutribullet Treviso che ha dovuto attendere l’undicesima giornata per uscire a braccia alzate dal parquet di casa per la prima volta nella stagione. La vittoria su Cantù, seconda da quando è iniziato il campionato, porta un po’ di sereno e consentirà ad Alessandro Rossi, coach della squadra, di far iniziare ai suoi un nuovo campionato.  

Rossi se le diciamo 7 novembre cosa risponde? 

«Che era la data della nostra unica vittoria fino a quella di domenica, la avevamo ottenuta a Reggio Emilia. Eravamo coscienti, quando è iniziata la stagione, che sarebbe stato un cammino non facilissimo. Non pensavamo però di dover incontrare sulla nostra strada così tante difficoltà. Non sono però uno che si piange addosso e accetto le cose per come si propongono. Mi sono rimboccato le maniche e così hanno fatto i ragazzi». 
 
Cosa la ha aiutata in questo momento? 
«Certamente la fiducia dell’ambiente, del club che non ha mai mostrato insofferenza. È stato importante per poter aprire la porta ogni giorno in cui ci siamo allenati sentendo di non essere soli. La squadra poi ha una grande cultura del lavoro. Si impegnano, sudano. Certo dover fare i conti con così tante battute d’arresto, alcune maturate per piccoli dettagli, pesa. Ma fa parte del gioco. Siamo professionisti del basket e dobbiamo convivere con vittorie e sconfitte». 
 
Entrando nel dettaglio, come avete lavorato in palestra per uscire dal tunnel? 
«Analizzando nei minimi particolari i nostri difetti e trovare le soluzioni per correggerli limitandoli al minimo. Poi cercare di dare alla squadra una propria identità. Abbiamo dovuto fare un grande lavoro per spazzare via la polvere che avevamo accumulato sotto al nostro tappeto». 
 
Treviso è una piazza importante, si sente il peso del passato? 
«Quando decidi di venire ad allenare qui sai bene cosa ti aspetta. C’è una storia fatta da successi, di grandissimi campioni, qualcuno attore anche nella NBA. Ma confrontarsi con chi ha scritto pagine importanti aumenta le responsabilità e crea anche grandi stimoli. I nostri tifosi sono giustamente esigenti e sanno che il presente è diverso dal passato. E noi non vogliamo nasconderci dietro ad alcun alibi. Dobbiamo e possiamo fare di più». 
 
Avete inserito Perkins e Radosevic cambiando l’assetto pensato in estate. Perché? 
«La volontà è stata quella di migliorare dando solidità alla squadra. Nelle prime gare era emerso un grande problema difensivo che andava corretto e per quello ci siamo orientati sulle scelte che poi abbiamo fatto. Ora siamo convinti di aver strutturato un roster maggiormente compatto e che avrà, da questo punto di vista, meno problemi». 
 
Perché ha scelto, un giorno, di fare della pallacanestro una professione? 
«Da quando ho finito il liceo ho sempre pensato di voler lavorare nel mondo dello sport. Non come allenatore, era una pensiero generico. Però era un grande appassionato del basket, divoravo partite della Nba in tv seguivo la squadra di Napoli, quella della mia città. Ho fatto il mio primo corso e sono entrato nel settore giovanile di quel club grazie a Roberto Di Lorenzo, un vero maestro. Poi ho iniziato a salire un gradino alla volta. Non ho rimpianti, ho fatto ciò che sognavo». 
 
In quel sogno c’era anche una medaglia d’oro alla guida della Nazionale under 20? 
«No sarei stato un veggente. Ma che emozione, anche ora a ripensarci è una cosa fantastica, anzi direi pazzesca. Già l’onore di allenare una giovanile azzurra è stato immenso, poi con quel gruppo siamo riusciti nell’impresa. C’era, c’è tanta qualità in quei ragazzi. Non dico che tutti avranno un futuro in serie A ma il talento è diffuso e lo stanno confermando con i fatti. E lo dimostrano anche le prime scelte di coach Banchi con la Nazionale maggiore. Mi ha chiamato a far parte dello staff al primo raduno. Un grande onore». 
 
Dove conserva quella medaglia? 
«È in una cornice, insieme a una maglietta nella mia casa di Napoli. Ogni volta che torno mi fermo lì davanti e osservo. Non finirò mai di emozionarmi». 
 
E della strana situazione di Trapani che vince senza coach cosa pensa? 
«Che non è una bella immagine, ma non sta a me entrare nel merito della vicenda. Però per la nostra pallacanestro, per la serie A non è bello per niente». 

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario