Il "post" partita è un caso

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Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 27.10.2022, 09:11 (Aggiornato il 27.10.2022, 10:47)

Ma cosa fanno i calciatori - non tutti, troppi - a fine partita , una volta rientrati nello spogliatoio? La doccia? Con calma . Si preparano ad ascoltare il discorso dell’allenatore? Dipende . Scambiano due parole con i compagni di squadra? Raramente. Brindano alla vittoria e, in caso di sconfitta, si consolano con Stock 84? Un tempo . Accendono lo smartphone, controllano i commenti sui loro profili Instagram e sempre più spesso postano qualcosa a uso e consumo di follower, siti e giornali. Reagiscono, polemizzano, si irritano. Comunicano. Molti allenatori si lamentano di questa nuova e intollerabile distrazione. Aggiungendo di non poter far e nulla per evitarla : manca una regola comune. L’Nba , ad esempio, ha deciso per tutti vietando ai tesserati di frequentare la rete nelle ore immediatamente successive alla partita e ancor prima di aver parlato con la stampa. Ma noi non siamo negli Stati Uniti : noi siamo italians. Servirebbe probabilmente l ’ennesima donna energica (altro non si può dire), una come Elena Ugolini, preside del Liceo Malpighi di Bologna, che ha vietato di portare i cellulari in classe e se n e è fregata di reazioni e proteste . «Gli smartphone - ha stabilito - saranno consegnati a un insegnante all’arrivo a scuola, custoditi in sicurezza e restituiti solo al termine di tutte le lezioni». Visto che il coraggio è arrivato fino alla porta dell’aula scolastica - dicono i tecnici - lo si usi anche all’ingresso degli spogliatoi, restituendo al post-partita la perduta, irrinunciabile sacralità.

 

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