
Se l’arbitro spiega l’esito del Var
A cavallo della storia. L’8 gennaio scorso, al minuto 76 di Tottenham-Liverpool 1-0 (andata delle semifinali di Coppa di Lega, la «Carabao Cup»), l’assistente cancellava una rete di Dominic Solanke, centravanti degli “Spurs”, sul filo del filo del fuorigioco. Giusto? Non giusto? Nel dubbio, il mega-schermo segnala la verifica al Var. L’arena con il fiato sospeso; l’imputato e i testimoni a mendicare lumi dai bordocampisti; il suono del silenzio, reso immortale da Paul Simon e Art Garfunkel, a decorare la liturgia del mistero. Fin qui, nulla di clamorosamente inedito. Anzi. Ma il botto è in agguato. Dall’altoparlante giunge, improvviso, il vocione dell’arbitro Stuart Attwell. In sintesi: dopo la revisione, Solanke risulta effettivamente «oltre» e, dunque, addio gol. Oplà.
Era il gennaio del 2005, quando Joseph Blatter, indiscusso e indiscutibile presidente della Fifa (allora), si batteva come un ossesso contro la frontiera televisiva e il fuorigioco, specialmente passivo. In un’intervista a “France Football”, riportata da Fabio Monti sul “Corriere della Sera”, il Grande Gnomo di Zurigo dichiarava: «Gli italiani propongono in particolare un controllo video del fuorigioco. Difficile. Ammettiamo che dall’esame di un’azione discussa si scopra che il fuorigioco non c’era. Cosa si fa? Si rimettono i giocatori nella posizione dell’azione precedente? Impossibile».
Il boss, in compenso, era disposto a un’unica concessione: «La regola va semplificata: credo che si debba stabilire che il solo fuorigioco da fischiare è quello di chi riceve il pallone. Non ci deve più essere il fuorigioco passivo, anche se so che i puristi non sono favorevoli all’idea». I puristi, già. Ammesso che fosse, e rimanga, il termine corretto. Su un tema, Blatter si professava aperto, conciliante: la caccia alle reti fantasma, scintilla della moderna Goal line technology. Approvata dall’International Board nel 2012, irruppe in serie A nella stagione 2015-2016. Il gol di Frank Lampard non colto dalla terna di Germania-Inghilterra 4-1 al Mondiale 2010, in Sudafrica, aveva indispettito gli sponsor e costretto la Guardia svizzera a pararsi le terga: e a pararle agli affiliati.
Ma sull’offside, no. Fece catenaccio. Attivo, e stop. Delirio da kamikaze. Oggi che ha 88 anni, e dal 2015 non è più capo né coda per brogli assortiti, ha dovuto mandar giù niente meno che il rilevamento «semi-automatico», calibrato sull’alluce e al capezzolo, nonché un impiego temerario dello schermo che, moviola dal campo in mano alla legge, continua a moltiplicare le moviole da bar in mano al popolo, aborrite in gioventù con il furore di un crociato, a differenza di Aldo Biscardi, piromane nell’accendere le risse e pompiere nello spegnerle con gli idranti dei replay («ad squadram», spesso).
Il Var, gli eredi dei padri fondatori lo hanno sempre considerato una penitenza. Troppo superiori. A un ventennio di distanza eccoli lì, in bilico sullo scisma, invitare i sommi sacerdoti, addirittura, a «spiegarne» il pane. La chiave inglese.
Abbonati per continuare a leggere
Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.
Basic
€ 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%€ 9,99al mese- 5 contenuti al mese
Più scelto
Plus
€ 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%€ 19,99al mese- 10 contenuti plus al mese
- Nessuna pubblicità
Best value
Pro
€ 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%€ 39,99al mese- Contenuti illimitati
- Supporto prioritario
Sei già abbonato?
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS
