Quella volta a San Siro con Chiappella
Milanese di periferia, nel 1971 accarezzò il sogno scudetto con il Napoli
Il vocione di sempre, milanesone di periferia, il couer in mano, le mani forti di una memorabile scazzottata di un mercoledì sera a Belfast, italiani contro irlandesi in una finta amichevole. Peppone Chiappella, un bel ricordo a Napoli.
Ehilà, bùrdega. Ti ricordi ancora quella mia espressione, dice. In quella fine degli anni Sessanta, il Napoli nel caos, il pateracchio di Gioacchino Lauro, il Comandante che passa la mano a Ferlaino e arrivi tu. L’èra bùrdega, un casino, conferma. Meglio, arriva prima Carletto Parola, quello della rovesciata, poi Egidio Di Costanzo e tu a fare da padrino e poi da solo sul tetto del Napoli che scottava, ricordo.
Non ti ero simpatico, si lamenta. Quattro anni con Pesaola, il mio amico del cuore, lo cacciano e arrivi tu da Firenze, non mi andava giù. Dovevi conoscermi, protesta. Il Napoli andava male, dico, e tu eri un forèst. Teresa si innamorò subito di Napoli, abitavamo in via Petrarca e avevamo tutto il golfo e Capri negli occhi, io ero un po’ guardingo è vero, belìn, non ci capivo nulla. Poi la cena a casa tua con Romoletto Acampora, le linguine all’astice, tua moglie deliziosa. Ti prendemmo all’amo, ironizza, Teresa era sicura che saresti diventato mio amico.
Cinque anni sulla panchina azzurra, così tanto aveva resistito solo Monzeglio. Ci siamo divertiti, va’, e conquistammo un magnifico terzo posto, dice Peppone. Poiché parliamo del terzo posto, era il 1971, ti dico Inter che fra poco si gioca Napoli-Inter. Me fa rescià i busecch, mi fai arricciare i visceri, esclama, eravamo stati in testa per otto giornate, battemmo l’Inter al San Paolo con Pogliana e Ghio, poi retrocedemmo dietro Milan e Inter e andiamo a Milano a giocarci lo scudetto. Parola grossa e inedita a quei tempi napoletani, dico.
Stavamo messi così, dice Peppone, Milan 32 punti, Inter 31, Napoli 29, eravamo in corsa, non scherzare, avevamo la difesa più forte del campionato, Zoff, Ripari, Pogliana, Zurlini, Panzanato, Bianchi, un po’ carenti in attacco, Sormani aveva 31 anni, Altafini una trentina, Barison 32, a Milano giocammo con Gaspare Umile centravanti, un ragazzo siciliano che avevamo preso dall’Angri in serie D, e fra i rincalzi c’era Hamrin a 35 anni. E volevi battere l’Inter di Facchetti, Burgnich, Bedin, Jair, Bertini, Boninsegna, Mazzola e Corso, lo provoco.
Tu c’eri a San Siro quella domenica di marzo, dice Chiappella. Un pomeriggio cupo, il campo fangoso, ricordo, forse un avviso di nebbia ed era il primo giorno di primavera. Allora ricorda bene, dice Peppone, l’Inter si aspetta che ci chiudiamo in difesa, invece andiamo all’attacco, avanti avevamo Sormani, Juliano, Umile, Altafini, Improta. Era l’Inter di Invernizzi, lo interrompo. Era l’Inter che aveva dominato il mondo, obietta Chiappella. Cinque anni prima, preciso. Non era cambiata molto, dice Peppone.
Va be’, andiamo avanti. Siamo nel finale del primo tempo, si infervora Peppone, cross di Improta, colpo di testa di Juliano, Vieri non trattiene e Altafini piomba sul pallone ed è gol. Sei svenuto in panchina, chiedo. Non è finita, un minuto dopo fallaccio di Burgnich su Umile, espulsione dell’interista, da non credere a San Siro, Inter in dieci e sai che cosa è successo nell’intervallo.
Sandro Mazzola, a cui voglio bene perché è il figlio di Valentino, andò dall’arbitro. Dici pure Gonella, l’arbitro Gonella, mi interrompe Chiappella che Gonella deve avercelo ancora sul gozzo. Mazzola capitano dell’Inter, come anni dopo ha raccontato lui stesso, andò da Gonella e gli disse di cambiare arbitraggio altrimenti da San Siro non se ne usciva, disse più o meno così, dico, comunque intimidì Gonella. La partita cambiò nella ripresa, dice Peppone. Stava arrivando la nebbia e Peppino Pacileo, in tribuna stampa, mi dice stai a vedere, alla prima palla nell’area azzurra Gonella fischia rigore. E così fu, ringhia di rabbia Peppone. Panzanato allargò le braccia su Mazzola, rigore, guardo Pacileo, ma che fai l’indovino gli dico. Un rigore inventato, grida Peppone. E anche irregolare, Boninsegna ferma la rincorsa prima di battere e fa gol, ricordo. Altafini protestò inutilmente con Gonella, ringhia ancora Peppone. Tempo dopo, dico, Boninsegna raccontò che era stato un rigore così e così.
Partita segnata, dice Peppone. Sulla punizione di Corso, Boninsegna fece il bis di testa rischiando di spaccarsela nel duello aereo contro la scarpa destra di Panzanato, gamba protesa di Titta Panzanato, il nostro eroe. Partita finita in tre minuti, ricorda Chiappella. Rigore al 55’ e raddoppio al 58’, confermo, Inter e Milan a 33 punti, Napoli inchiodato a 29, ciao scudetto, l’avrebbe vinto l’Inter, ma accidenti eravate undici contro dieci. È difficile giocare undici contro dieci, conclude Peppone. È quello che dicesti dopo la partita, mi sembrò una battuta.
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