© LAPRESSE

Paratici al futuro

L'ex ds della Juve domani finisce di scontare la squalifica 
Cristiano Gatti
Cristiano Gatti

5 min

Pubblicato il 19.07.2025, 08:16

In questa nazione di garantisti a vanvera, cioè garantisti e misericordiosi soltanto con gli amici della cricca, ma spietati giustizialisti con quelli dell’altra combriccola, in questa nazione ci sarebbe l’occasione per fare un piccolo salto di civiltà. Dico il nome così scateno subito le orticarie: Paratici. Do you remember Fabio Paratici? Certo che sì, il dirigente della Juve squalificato per due anni e mezzo nel gennaio 2023 causa plusvalenze tarocche. Siamo al fine pena, il tempo vola per chi non la sconta. La vera notizia è che sempre nella nazione degli impuniti e degli impunibili, in cui si sciroppano la pena tutta fino all’ultima goccia solo pochi casi da esposizione ai congressi, proprio qui Paratici l’ha scontata senza sconti. 

Il bello viene adesso. Perché il fine pena non diventi il più sadico fine pena mai, giustizia vorrebbe che Paratici potesse ricominciare a 53 anni proprio da là, dov’era finito in testacoda. Avendo sbagliato, ha pagato. Avendo pagato, avrebbe il diritto di voltare pagina e buttarsi nella seconda vita. Anche se era della Juve, anche se fosse per soprammercato odiosamente insopportabile. L’etica vera e semplice vuole questo, che non si confondano miserie come le simpatie personali, le appartenenze, i pregiudizi di pelle, con le alte questioni di principio. E così: chiunque sia, comunque sia Paratici, non importa niente. Importa soltanto che in un Paese mediamente evoluto chi ha scontato la sua pena possa avere la famosa seconda possibilità.  
Dopo aver inflitto la prova a lui, adesso va messo alla prova il suo mondo. Questo ineffabile calcio in cui eravamo rimasti due o tre a non inventarci simpatiche plusvalenze, ma che a un certo punto ha individuato il bersaglio più conveniente e l’ha polverizzato. Va bene, è la vecchia storia, andiamo tutti sopra i 130 in autostrada, ma pochi prendono la multa ed è inutile che si lamentino. Uguale Paratici. Difatti non si lamenta. All’epoca ha posato il capino sul patibolo e ha incassato la vergogna, dimettendosi persino dal Tottenham, benchè non fosse così sicuro che la pena valesse a livello internazionale. Delitto e castigo, sopportato in silenzio, senza sceneggiate alla Mario Merola. Gli va dato atto. Adesso però la faccenda è chiusa. Sanata, emendata. A questo punto il calcio dovrebbe fare lo scatto di equità che chiuderebbe il cerchio, riammettendolo in organico. Sono tornati a giocare gli idoli squalificati per le scommesse, può tornare il dirigente Paratici. Senza giri di parole, è la sua unica speranza. “In questo periodo interminabile non ho mai smesso di pensare al calcio. Non ho mai perso il senso di appartenenza al mio mondo. Aspetto solo di ricominciare”.  
Sembrava già fatta, pochi mesi fa: avrebbe preso sulle spalle il camion e rimorchio del rilancio milanista. Ma poi è riemersa la questione della squalifica da ultimare e il camion e rimorchio è rimasto a Milano.  
Ormai non vale neppure più questo impedimento: Paratici è uomo libero e non ha conti arretrati. Tanti a fine pena avviano subito la florida professione del martire, tra libri verità e interviste esplosive, facendo fruttare come rendita perenne il vittimismo del complotto. Altri invece colgono l’occasione per ricominciare in un altro modo, magari con tanto gusto in più, per via di quel meccanismo spirituale che ci fa amare davvero una cosa quando abbiamo rischiato sul serio di perderla. Paratici sceglie la due. E ovviamente sa da solo che non può sbagliare una seconda volta, questa sì la migliore garanzia di riavere un dirigente più prudente e più affidabile (certo, poi ci sono i casi irrecuperabili dei malviventi seriali, ma toccherà a Paratici dimostrare di non essere iscritto a questo albo).  
La giustizia ha colpito, tocca al calcio essere giusto. Andiamoci piano col creare il mostro a vita, guardando di traverso la gente che ha un certo passato, abbassando la voce nelle sue vicinanze, facendo suonare a vuoto il telefono, magari rispondendo sentiamoci più avanti. Nessuno ha il diritto di essere implacabile, tanto meno nel calcio, dove quante volte s’è avuta la sensazione che il più pulito ha eccetera eccetera. Dopo tutto, Nostro Signore s’è portato nei padiglioni celesti il peggiore dei farabutti appeso lì di fianco, riabilitandolo al 98’, pochi secondi prima del fischio più finale di sempre. Sul piano della giustizia giusta qualcosa potrebbe fare persino il calcio dei Barabba.  

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario