La provocazione di De Laurentiis

A proposito di sovranismi e dintorni, spicca l’uscita di Aurelio De Laurentiis sulle Nazionali: «I calendari sono obesi e i calciatori...»
Roberto Beccantini
Roberto Beccantini

4 min

Pubblicato il 28.10.2025, 08:50 (Aggiornato il 28.10.2025, 09:11)

Milan-Como a Perth, Australia «down under», appartiene alle farneticazioni geografiche di uno sport che ha consegnato da tempo i confini tradizionali alla cupidigia degli esploratori più abbienti e morbosi. La Nba del basket medita sbarchi ovunque e comunque. Il Giro, che a maggio salpò dall’Albania, nel 2026 partirà dalla Bulgaria. La Vuelta iberica è decollata da Torino, Italia. Il prossimo Tour de France verrà battezzato a Barcellona, Spagna. Per migrare il 20 dicembre a Miami, in Florida, Villarreal e Barça avrebbero incassato tra i cinque e i sei milioni di euro. L’insurrezione - non solo popolare e sindacale: persino del Real Madrid - ha riportato l’ordalia nel suo alveo naturale, perché sì: se tutto il mondo è paese, il paese non sempre vuole essere tutto il mondo. A ognuno il suo. E qui la propaganda non c’entra: c’entra(va) il manicomio. Quello vero: delle camicie di forza, e non - metaforicamente - dei rigorini. A proposito di sovranismi e dintorni, spicca l’uscita di Aurelio De Laurentiis sulle Nazionali: «I calendari sono obesi e i calciatori non ce la fanno a disputare 50, 60 o 70 gare a stagione. Nessuno ha capito che servirebbe un tetto: dopo i 23 anni non ci si va più per il semplice motivo che bisogna scoprire volti nuovi. Se ti ostini a impiegare i trentenni e malauguratamente si verifica un infortunio, un infortunio grave, finirai per dare un calcio negli stinchi dei campionati. Non c’è rispetto. Non ci sarebbero risarcimenti all’altezza».

"Una boiata pazzesca"

Una provocazione, immagino (e spero). Tanto per coinvolgere il Palazzo e i suoi amministratori in politiche tese a remunerare di più e meglio i bulimici acrobati del Circo. «Una boiata pazzesca», l’avrebbe liquidata il ragionier Ugo Fantozzi, se mai gli avessero chiesto un parere come in occasione della sfibrante «Corazzata Potëmkin». Ne aveva «già» 25, Diego Armando Maradona, quando in Messico trascinò di peso l’Argentina in cima all’Assoluto, non prima di averci onorato della mano e del piede de Dios, la grande truffa e la grande bellezza. Contro gli inglesi, poi. Gli inglesi delle Falkland-Malvinas. Presidente, si rende conto di cosa potrebbe privarci il suo stravagante «taglio» anagrafico?

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