La risposta che serviva

Il commento sulla vittoria della Roma a Bologna dopo due settimane di polemiche
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

5 min

Pubblicato il 26.04.2026, 09:06

Atterraggio morbido, con tanto di applausi dei passeggeri, dopo le terribili turbolenze in alta quota. Alla Roma serviva una partita così, con una vittoria così. Serviva alla squadra, a Gasperini, ma soprattutto a quei tifosi che avevano espresso l’unica linea logica e di buonsenso da seguire: la Roma è una cosa seria. (E chi pensa che siano i tifosi a fare sempre casino ha preso una bella lezione). La squadra ha seguito alla lettera l’invito della sua gente e a Bologna ha giocato una partita seria dall’inizio alla fine. All’inizio l’ha vinta, alla fine l’ha gestita.

Due settimane tafazziane

Quello che è successo a Roma in queste due tafazziane settimane lascerà una lunga scia di veleni, ma una risposta del genere aiuta, fa capire che la Roma c’è ancora, che la baraonda trigoriana non ha trasmesso il virus a una squadra in salute. La Champions non è scappata, il Como è sotto di tre punti e questo pomeriggio gioca a Marassi contro il Genoa di De Rossi, la Juve è sopra di due e stasera gioca a San Siro contro il Milan. Può ancora succedere.

 

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Malen arretrato, mossa da scacco matto

Il Bologna ha sbagliato tutto il primo tempo, ovvero i 45 minuti in cui si è deciso la partita. Di colpe ne ha, ma quando una squadra con motivazioni feroci ne incontra una che sta lentamente declinando verso la fine del campionato è difficile che non finisca come è finita ieri al Dall’Ara. Il Bologna ha sbagliato soprattutto perché il suo allenatore, per la prima volta da quando guida i rossoblu, ha deciso di cambiare sistema per mettersi sullo stesso piano del suo rivale. Ma la Roma è abituata a giocare con la difesa a tre, con un centravanti e due ali (o fac-simile) ai lati; il Bologna no, ha nella testa un altro tipo di movimento. Così è successo che con una semplice mossa (Malen arretrato con Soulé e Pisilli più avanti) Gasperini ha dato scacco matto a Italiano: Lucumi, il difensore centrale, è stato costretto a uscire dalla linea per marcare il terribile olandese e risucchiato fuori dalla sua zona si è perso. Il gol dell’uno a zero è la certificazione del disagio di cui parliamo. Non solo, al cambio tattico è inevitabilmente legato anche il cambio della manovra: mai visti in una squadra di Italiano così tanti lanci lunghi. E poi, per raggiungere chi? Castro? E come faceva Castro a tenere palla per far salire la squadra se N’Dicka, fisicamente il doppio, se lo mangiava? Nella ripresa, infatti, è entrato Odgaard, dieci centimetri e dieci chili più dell’argentino ed è andata un po’ meglio. I demeriti del Bologna sono stati evidenti, però mai pari ai meriti della Roma e soprattutto di quel fenomeno di centravanti. Malen è un libro da portare a Coverciano: leggete le sue pagine e capirete come deve giocare un centravanti. Certo, il gol e l’assist di esterno lo eleggono come migliore in campo, ma sono i suoi movimenti che ogni giovane centravanti dovrebbe imparare a memoria. Sotto questo aspetto a noi ricorda Alberto Gilardino ai tempi del Parma, della Fiorentina e della Nazionale: nei movimenti era un maestro. E poi, guarda un po’, anche uno del mercato di Massara è stato protagonista al Dall’Ara, il marocchino El Aynaoui, pure per lui gol e assist e grande prestazione.

 

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Italiano, mai più difesa a tre

Questione di feeling... Il Bologna di un mese fa avrebbe giocato una partita completamente diversa, sarebbe stato più cattivo, più determinato, più rabbioso. Qualcosa di tutto questo si è visto solo nella ripresa, quando la Roma si è dedicata alla gestione e alla protezione del 2-0. In ogni caso c’è da scommettere che da qui alla fine Italiano non si ripresenterà più con la difesa a tre. Non è roba sua.

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