Napoli invoca i suoi figli delle stelle

Leggi il commento sul momento degli azzurri, impegnati in un match decisivo di Champions League

Antonio Giordano
Antonio Giordano

3 min

Pubblicato il 12.12.2023, 08:32

Visto che “l’immortalità” e, soprattutto, che in sei mesi non è stato buttato via lo stampino, il Napoli sa cosa ha dentro di sé, tecnicamente e pure umanamente, un patrimonio che sta lì, ad uso e consumo d’una serata speciale, che sa di nuovo e però pure d’antico. In un’ora e mezza definitiva, in uno stadio che gli appartiene a prescindere - nonostante le statistiche inquietino - i campioni d’Italia, quelli dei 90 punti in campionato, dei quarti di Champions, delle cinque vittorie nella fase a gironi, riavvertono una insospettabile “normalità” e devono con essa convivere, immaginando che non ci sia un domani ma comunque esiste un vissuto. Quelli che andavano in giro a scaldarsi con la t-shirt «Sarò con te», quelli che sono divenuti uno spot del calcio spettacolo, quelli che sono «i protagonisti di quell’impresa» (cit. Spalletti) e che «sanno giocare al calcio e lo hanno dimostrato ad altissimi livelli» (cit. Mazzarri) rappresentano quel ponte (tibetano?) che lascia sospesi sul destino: ma in una notte estrema, la più perfida che potesse capitare, quelli che hanno appena scomodato la Storia e si sono ritagliati un posto eternamente per loro, sono consapevoli della gratitudine di Napoli, di quei sentimenti rotondi che nessuna crisi d’identità ha potuto graffare né in superficie e né in profondità.

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La consapevolezza del Napoli

La vita è un distillato d’episodi pure infelici, la sintesi non rigorosamente perfetta d’un momento, la rappresentazione di sé, del proprio talento, ma pure delle fragilità che si avvertono, senza che ci sia una ragione. È sfilata via quell’epoca, leggendaria e travolgente, ma il Napoli - al di là degli errori umanissimi commessi in un’estate un po’ folle - è comunque consapevole d’essere sostanzialmente se stesso, un’allegra comitiva a cui vanno semplicemente restituiti i codici d’accesso per la felicità smarriti non si sa perché e neppure percóme. Ma stanno lì, basta cercarli, appartengono ad una vita ch’è stata - e rimane - la loro, quelli che appena a giugno hanno conquistato Napoli e l’hanno trasformata in favola. Mica bisogna scordarsi sempre del passato: stavolta, conviene, per lasciare che resti la notte delle stelle, non quella delle streghe.

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