Una dieta da Champions

Ridurre la Serie A a 18 squadre può essere davvero la soluzione per tornare grandi in Europa? Passo cruciale, ma non decisivo
Roberto Beccantini
Roberto Beccantini

4 min

Pubblicato il 28.04.2026, 09:40

Il karaoke con il quale i Fiorelli del calcio in crisi si trastullano dalla notte dei rigori di Zenica coinvolge anche il ritornello della Serie A a 18 squadre, tumulata nella stagione 2003-2004. Ecco: i più romantici, non paghi, sfogliano con legittimo orgoglio l’album di famiglia che riguarda il torneo 1989-1990; la sgargiante vetrina del «triplete» nazional-popolare - Coppa dei Campioni al Milan, Coppa delle Coppe alla Sampdoria, Coppa Uefa alla Juventus - e dello scudetto, il secondo, al Napoli di Diego Armando Maradona. 

Serie A a 18 squadre: gli esempi di Bundes e Ligue 1

Si tagli pure. Si distribuiscano meglio le risorse. Si dia più spazio agli azzurri. A patto di non farneticare che basti dimagrire per recuperare il livello di quando eravamo Miss e non, come oggi, Missing. L’aggancio lo forniscono le partite d’andata delle semifinali di Champions League, in programma fra stasera (Paris Saint Germain-Bayern) e domani (Atletico Madrid-Arsenal). Diciotto squadre, cioè 34 gare, contro venti squadre, cioè 38 gare: si comincia, dunque, dal «risparmio» di un mese. Non è molto, non è poco. Sarà un caso, ma il Paris Saint Qatar di Luis Enirque ha alzato la Champions, a spese dell’Inter, il 31 maggio 2025: sfruttando proprio la dieta imposta dall’alto. 
In Bundesliga si gioca a 18 dagli anni Sessanta, con tanto di sosta invernale. Scendere di numero non cementa, necessariamente e automaticamente, l’equilibrio dei campionati. Il Bayern, che ne esalta lo spirito agonistico e l’egemonia mercantile, ha conquistato la bellezza di 13 degli ultimi 14 rodei. In Francia, i parigini hanno toccato la venerabile quota di 11 su 13. Per la cronaca, e per la storia, il record italiano appartiene alla Juventus con nove (dal 2012 al 2020).

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Premier, Liga e Serie A non mollano

Premier, Liga e Serie A non mollano. Avanti con la «rosa» dei venti. Nonostante i crepacci che, in Inghilterra e da noi, emergono dal fondo classifica. Chi scrive lo ritiene un passo cruciale, certo, ma non decisivo. Non bisogna illudersi, non bisogna ingannare i mendicanti di emozioni. Da «obesi», la Champions la vincemmo con il Milan nel 2007 e con l’Inter nel 2010, mentre l’abbiamo avvicinata con la Juventus nel 2015 e 2017, e ancora con l’Inter nel 2023 e 2025. Arrigo Sacchi forgiò il suo turbo Diavolo in regime di sedici. Allenamenti selvaggi e calendario da Maldive. Se sei «grasso» di cintura e di format, ma in campo schieri il Pibe o Marco Van Basten, bé, il panorama ti sembrerà sempre e comunque la Costiera amalfitana che Ennio Buongiovanni ha cantato nelle poesie di «Ritorno». Viceversa, non si pensi alla riduzione come a una benedizione urbi et orbi. Per Bat Masterson, cacciatore di bisonti, pistolero e giornalista nord-americano, «Tutti nella vita hanno la stessa quantità di ghiaccio. Però il ricco d’estate, il povero d’inverno». Un pugno alla mandibola dei visionari. Lo sconto non può che costituire un «mezzo»: guai se brigassimo per considerarlo «il» fine. Le dogane tra Sistema e Regime sono sottili, infide. Ogni settimana, una scarica di talami e reclami. Dal «Chiavage» a luci rosse all’«Arbitrage» a luci rossicce. 

 

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