Italia, date a Gattuso tutto ciò che vuole

Leggi il commento sulla nazionale azzurra, che ha battuto Israele garantendosi la qualificazione ai playoff per i Mondiali
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 15.10.2025, 07:45

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Da oggi, massima concentrazione sugli spareggi. Mancano cinque mesi, a novembre dobbiamo giocare le ultime due gare di qualificazione in Moldova e con la Norvegia, ma se in questa lunga attesa Gattuso farà una richiesta, una convocazione a Coverciano, un allenamento col gruppo, una riunione con i giocatori, che sia accontentato. Da oggi tutto il movimento calcistico italiano deve sostenere, aiutare, incoraggiare e favorire il lavoro del ct e degli azzurri. Che aspettino, Superchampions, Superlega, partite australiane e affini, perché se non andiamo al Mondiale nemmeno stavolta faremo un’altra Super figura di mota. A Udine è stata un’Italia eccitante solo nel finale, con il capolavoro di Retegui e il terzo gol di Mancini. Già il clima era pesante per altre ragioni, si giocava dentro uno stadio mezzo vuoto, anche preoccupato per quanto stava accadendo fuori, in più ci si è messa la difficoltà degli azzurri, per un tempo intero, a trovare dei varchi in una difesa solida e compatta. Abbiamo una qualità individuale piuttosto bassa, lo sappiamo, se poi mancano ali tecniche come Zaccagni e Politano e se manca un bomber come Kean, tutto diventa ancora più complicato. Peraltro, ieri sera non c’è stato nemmeno il contributo di un giocatore di spessore come Tonali. 

Efficacia e carattere azzurri

Per 45 minuti, fino al rigore di Retegui, siamo andati a sbattere sulla difesa israeliana e abbiamo rischiato di prendere un paio di gol in contropiede. Si parlerà del modulo, si discuterà sulla ragione per cui Gattuso, pur non essendo un affiliato alla “difesa a tre”, ha deciso di cambiare il sistema abbandonando la linea a quattro, ma la realtà è che quando la Nazionale non trova aria pulita, soffoca. E per aprire le finestre avremmo bisogno di un giocatore (un tipo di giocatore) che non abbiamo, quello che salta l’uomo e spalanca il campo e il gioco. Israele, per dire, ne ha due: Salomon e Glouch. Pochi giorni fa, gli israeliani erano stati asfaltati dalla Norvegia. Che ha Haaland, vero, ma ha pure una nazionale che sembra una squadra di club per quanto è organizzata, compatta, furente. Noi fatichiamo di più, molto di più, a costruire il gioco, e non da ora. Anzi, in passato è andata anche peggio. Gattuso sa che certe distrazioni (presi quattro gol da Israele a Debrecen e rischiato ieri di prenderne un paio) stanno diventando una costante che preoccupa e qui c’è da sistemare qualcosa, ma di questo suo inizio di ciclo possiamo tenerci alcune buone cose, come l’efficacia e il carattere di una squadra capace di vincere quattro partite su quattro e di non mollare mai. Certo, contro Estonia e Israele ma, come detto, se diamo uno sguardo indietro, ci ricordiamo sofferenze anche con avversari di modestissimo livello tecnico.

L'attacco funziona

Non solo, oltre alla vittoria e ai tre gol (sono 16 nelle ultime quattro partite, mica male) c’è un altro aspetto che ci incoraggia, la doppia conferma di una crescita in attacco, dove per anni abbiamo brancolato nel buio. Doppietta (la terza in Nazionale) di Mateo Retegui, con un secondo gol fantastico dopo il rigore da lui stesso procurato e realizzato, e un tempo di Pio Esposito, senza gol (anzi, ne ha sbagliato uno bello grosso) ma capace di inserirsi agevolmente in questa squadra come può fare un centravanti esperto, non uno che, come lui, è entrato da pochi giorni nel giro: movimenti giusti, palloni protetti con forza, distribuzione intelligente. Ora almeno in attacco abbiamo il presente (Kean-Retegui) e il futuro (Esposito) e Rino li può anche mischiare. 

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