
Italia, la Norvegia per l’autostima
Senza il colpo finale di un difensore, ci saremmo ricordati anche della Moldavia. È entrata nella storia di questo girone per averne presi undici dalla Norvegia, per averci fatto soffrire a Reggio Emilia, ultima di Spalletti già esonerato e per aver bloccato l’Italia sullo 0-0 fino a tre minuti dal 90', fino al guizzo di Mancini, imitato poco dopo da Pio Esposito. Col 2-0 ci sentiamo un po’ meglio, anche perché lo meritavamo, ma non possiamo festeggiare poi tanto.
Faremo i playoff, come era facile prevedere. Terza volta nelle ultime tre qualificazioni al Mondiale. È giusto così, la Norvegia è molto più in là di noi. Loro alzano il ritmo e travolgono l’avversario, noi non abbiamo proprio questa potenza. Anche ieri, a Chisinau, pur dominando la partita dall’inizio alla fine, abbiamo trovato il guizzo solo in fondo. Dopo il 4-1 della Norvegia sull’Estonia, per trasformare la sfida di domenica a San Siro in uno scontro decisivo per il primo posto avremmo dovuto vincere venti a zero...
Visto come era andata a Oslo qualche ora prima, per noi la partita in Moldavia si era trasformata in un’amichevole di preparazione ai playoff. Per noi, non per loro, non per i moldavi che ci tenevano da morire a chiudere il girone con un pareggio a lungo cercato sul proprio campo. Così si sono messi tutti dietro, difesa a sette, a otto, a nove, e gli azzurri sono andati a sbatterci per quasi tutta la gara, chiusa con 30 tiri a tre, un bel po’ di occasioni e 13 angoli a uno. In una partita di assoluto dominio azzurro è mancato Scamacca. Abituati di recente a una scintillante coppia di centravanti, quella di Kean e Retegui, le evidenti difficoltà del loro sostituto hanno fatto perdere all’Italia il terminale in mezzo all’area. Eppure dalle fasce stava arrivando un bendidio, 45 cross e 13 calci d’angolo, ma Scamacca era inchiodato sull’erba vicino al dischetto e si è visto solo all’inizio per un colpo di tacco per Raspadori. C’era da aspettarsi di più, molto di più, per esempio un dominio fisico fra tutte quelle maglie rosse, ma così non è stato.
Pur cambiando modulo, la Nazionale ha comunque sviluppato la sua manovra sugli esterni, non con due ali, ma con quattro, con Cambiaso subito dietro (e a volte accanto) a Zaccagni e con Bellanova assistente diretto di Orsolini. Meglio a sinistra, con lo juventino e il laziale. Dall’altra parte Orsolini giocava pensando di dover dimostrare qualcosa a Gattuso, non era libero di testa, non era scanzonato come nel Bologna, per questo ha sbagliato molte scelte finali.
Ora testa alla Norvegia. Ecco, se Chisinau era diventata un’amichevole, contro Haaland e i suoi fratelli non lo sarà. Il conto è in sospeso, a Oslo non ci hanno solo battuto, non ci hanno dominato e basta, ci hanno proprio umiliato e nel calcio certe cose non si possono dimenticare. San Siro aspetta la Nazionale per spingerla verso una rivincita, inutile ai fini della qualificazione, ma preziosa in vista dei playoff. Ci darebbe forza, fiducia, autostima. E poi avremmo bisogno della Lega, dei presidenti di Serie A che invece non sposteranno la giornata del 22 marzo, quando si giocherà, per esempio, Fiorentina-Inter con Kean e Pio Esposito. Solo quattro giorni dopo ci aspetta la semifinale dei playoff. Se andrà male, saranno tutti lì a urlare per lo scatafascio della Nazionale, una squadra figlia di nessuno.
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