Invasioni di campo
« Che fa, ci caccia?». Ma sì, parafrasiamo la domanda rivolta qualche tempo fa da un leader politico italiano al suo capo di governo, per capire quali siano adesso le intenzioni dell’esimio avvocato sloveno Aleksander Ceferin, presidente dell’Uefa. Che nel corso di un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport era intervenuto ieri in difesa di Gabriele Gravina, sgravandolo da ogni colpa per il fallimento dell’Operazione Mondiali. E arrivando persino a minacciare la revoca all’Italia della co-organizzazione (in associazione con la Turchia) degli Europei 2032. Sbagliati i modi, ma soprattutto i tempi. Perché di lì a poche ore Gravina ha compiuto il gesto che da ogni parte gli veniva chiesto: rassegnare le dimissioni. Ciò che ha lasciato Ceferin col candelotto di dinamite acceso in mano. Miccia corta, presidente?
Quell'avvertimento all'Italia...
E adesso che l’ormai ex presidente Figc è andato in direzione ostinata e contraria rispetto all’endorsement del capo del calcio europeo, resta da chiedersi: come la mettiamo con quell’avvertimento che lanciato all’Italia? Soprattutto: vogliamo dire una volta per tutte quale dovrebbe essere, secondo l’avvocato sloveno, il margine d’intervento che sul calcio possono avere “i politici”? Perché proprio contro la generica categoria si è scagliato il presidente Uefa, parlando dei ritardi infrastrutturali che potrebbero portare alla revoca di Euro 2032.
L'autonomia dello sport
Bisogna che ci facciano capire. Ogni volta che la politica – non solo in Italia – osa entrare nelle questioni di governance di una federazione calcistica nazionale, le massime istituzioni calcistiche internazionali (Fifa in primis, ma anche Uefa) si scatenano, denunciando tentativi di ingerenza e schierandosi in difesa di un principio ormai esoterico denominato “autonomia dello sport”. Un principio talmente esteso da far sorgere immediati un paio di interrogativi. Il primo: e se invece sono le istituzioni calcistiche internazionali del calcio a fare ingerenza in questioni di pertinenza di un governo nazionale, come la mettiamo? Il secondo: resterà mica un margine di autonomia per la politica, o l’autonomia dello sport e del calcio è un’entità totalmente offshore?
Calcio e politica
Ce lo dicano. Perché non è questione di difendere questo governo (figuriamoci...), ma di stabilire una volta per tutte se un oggetto di enorme impatto culturale, economico e politico (e sì!) qual è il calcio possa essere minimamente parte di interventi da parte dei governi nazionali, fatti in nome di un interesse pubblico. Tanto più che, in una fase storica che vede il presidente della Fifa, Gianni Infantino, fare la cheerleader di Donald Trump, pretendere la neutralità della politica rispetto al calcio non è inopportuno. È semplicemente ridicolo.
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