
Chelsea-Psg è Maresca-Enrique, sfida nel segno di Guardiola
Chelsea e Psg, due super squadre a confronto con in palio l’ultimo trofeo di una stagione infinita. I londinesi e i parigini sono pronti a darsi battaglia nella finale del Mondiale per club, una partita che mette in mostra anche una sfida tutta da vivere tra due grandi allenatori. Uno emergente, Enzo Maresca, l’altro più esperto, Luis Enrique. Due tecnici molto diversi, non solo per esperienza e palmares ma anche per modo di giocare, eppure accomunati da una caratteristica fondamentale quando si fa questo lavoro. Ovvero le idee, chiare e vincenti. Con un comune denominatore, Pep Guardiola.
Maresca, l’allievo di Guardiola che ha spiccato il volo
L’allenatore del Manchester City è stato un vero maestro per Maresca, che ha assorbito dallo spagnolo tutte le informazioni e i trucchi per gestire un gruppo. Salvo poi intraprendere una via del tutto personale. Perché Maresca non è un “clone” di Guardiola e nemmeno ha vissuto alla sua ombra. Il 45enne di Salerno ha presto deciso di staccarsi e iniziare la propria carriera, mettendo in mostra le sue ottime qualità. La vittoria della Championship al primo tentativo con il Leicester gli hanno spalancato le porte dei Blues. A Stamford Bridge ha messo a tacere i dubbi iniziali conducendo il Chelsea in una delle stagioni più positive degli ultimi anni, in cui ha centrato la qualificazione alla Champions League e vinto la Conference, rendendo i londinesi il primo club a vincere tutte le competizioni Uefa per club. La sua ricetta? Compiti precisi, un calcio ordinato, solido in difesa e capace di esprimere tutto il proprio potenziale in attacco. E delle grandi doti comunicative, che rende facile ed estremamente remunerativo il rapporto con i giocatori, grazie alla calma, almeno apparente, che gli permette di entrare nel cuore dei giocatori. Lontano dalla frenesia di José Mourinho, giusto per citare un altro allenatore che ha fatto le fortune del Chelsea.
Luis Enrique e la storia da riscrivere con il PSG
Dall’altra parte, Luis Enrique non ha certo bisogno di presentazioni. Come detto, parliamo di un allenatore più esperto, che non ha quasi più segreti. Anche se la stagione vissuta dal suo PSG è in grado di far vacillare questa certezza. A suo modo legato a Guardiola, con Pep ha vissuto un rapporto di amore e odio fin dai tempi del Barcellona, anche se i due, a distanza, si sono sempre profusi in reciproci complimenti. Lontano dal tikitaka di Guardiola, Enrique crede in un gioco corale, estremamente rapido e verticale, che con i vari Dembélé, Kvaratskhelia e Doué sta raggiungendo un livello mai visto. Enrique è l’uomo delle Finali, non ne ha mai persa una, e ha già scritto la storia dei parigini centrando un incredibile triplete. Aggiungere il Mondiale per club vorrebbe dire scrivere un altro capitolo inedito. Con il sogno di aumentare il bottino fino a un totale potenziale di sette trofei in un anno. Una cosa mai vista. Ma un passo alla volta: prima c’è una finale con il Chelsea che promette spettacolo.
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