Rakitic: "Un Mondiale assurdo senza gli azzurri"

L'ex Barcellona e Siviglia sulla mancata partecipazione dell'Italia e sulla ricetta per ripartire: "Vanno evitate le zone di comfort"
Bruno Bartolozzi
Bruno Bartolozzi

6 min

Pubblicato il 21.04.2026, 08:10

Il senso è molto semplice. L’Italia per tornare grande deve fare ciò che ha sempre fatto nella sua storia. Lottare per conquistare i posti che gli altri non vogliono che siano suoi. Sì, certo, le figure, le leadership, la politica sportiva che verrà e i progetti hanno la loro importanza. Ma Ivan Rakitic, vice-campione del mondo con la Croazia nel 2018, asso di Barcellona e Siviglia, calciatore migrante fin da ragazzo, insiste su un modello di vita: serve voglia e capacità di mettersi in discussione. «Vanno evitate le zone comfort, i nuovi calciatori vinceranno le sfide con il futuro se rinunceranno alle cose facili. Vanno intraprese le strade che ti mettono in discussione, rinunciando ai pranzi o alle merende che prepara la nonna. La vita che non ti sfida non ti stimola. Questo devono fare i giovani, questo devono fare gli italiani che vogliono riconquistare il mondo».

Rakitic: "Un Mondiale senza Italia? È un fatto enorme"

Rakitic, 38 anni, ora è dirigente dell’Hajduk di Spalato, dove ha terminato la carriera nel 2024-2025. Il suo allenatore era Gennaro Gattuso. È stato a Bologna, insieme al pellegrinaggio commerciale dei trofei, Europa League e Conference, proprio quelle coppe che verranno alzate a Istanbul e a Lipsia, arrivate nel capoluogo emiliano in un momento poco felice, dopo l’eliminazione con l’Aston Villa. Quel che basta per accentuare l’aura da fine di un’epoca che viviamo per effetto della terza eliminazione consecutiva da un Mondiale della Nazionale italiana. «Sono dispiaciuto. Il Mondiale senza l’Italia per me è inconcepibile. Anche se purtroppo un buco di sedici anni rappresenta anche un fatto culturale e generazionale. Quanti giovani italiani hanno perso la loro crescita emozionale e sportiva insieme a quelle settimane che si trascorrono nel periodo mondiale, condividendo le imprese della propria nazionale. C’è un problema di educazione sportiva sentimentale. Non so spiegarmi cosa sia accaduto, mi sono sempre sentito vicino alla Nazionale italiana. È un fatto enorme».

Guarda la gallery

E Gattuso?

«È un mio caro amico. Gli ho fatto l’in bocca al lupo prima della gara con la Bosnia. Ma non ho ancora avuto il coraggio di chiamarlo».

Non c’è solo il Mondiale nella crisi dell’Italia. Manca la Champions dal 2010, quando vinse l’Inter per l’ultima volta. Da allora otto vittorie spagnole, una francese, due tedesche e quattro inglesi. Che cosa è successo?

«Oltre quindici anni, un altro dato impressionante. I numeri non piacciono a chi gioca al calcio, però raccontano una verità. E bisogna tenerne conto».

Che soluzioni immagina?

«Non è facile, però colpisce quello che mi raccontava Diego Perotti (che ha giocato nel Siviglia con Rakitic dal 2011 al 2014, nda): un campionato Primavera è stato vinto con una squadra priva di italiani. Bisognerebbe cambiare alcune regole. Investire sui giovani è denaro perso? In Spagna c’è un sistema con le giovanili che consente continuità e presenze a buon livello. Ma sono processi lunghi. A volte non si trova, in un club, il momento giusto per far emergere un giovane».

Ruggeri, ex Atalanta, giocherà la semifinale di Champions con l’Atletico.

«Sì, bravo. Bisogna avere il coraggio di non accontentarsi del luogo sicuro, della pasta preparata dalla nonna e mettersi in testa che è necessario affrontare fuori dalle zone sicure il proprio destino di calciatore».

Gattuso e altri sostengono che in Italia c’è un problema di ritmo.

«Difficile dirlo da fuori, però se lo affermano tecnici competenti e capaci qualche verità c’è. Bisogna lavorare su questo. È anche inspiegabile che certi calciatori funzionino nei propri club, l’Inter comunque ha giocato due finali di Champions dal 2023 al 2025, e non brillino con la Nazionale».

È mai stato vicino a un club di serie A?

«In molte circostanze, peccato non esserci riuscito. È un mio rammarico. Juve? Inter? Sì, vero. Sono stato ad un passo».

Qual è il futuro di Modric?

«Deciderà lui. È felice al Milan, credo che continuerà lì. Non c’è un suo erede, lui è inimitabile. Per la stessa storia del calcio mondiale. Nikola Moro? Può essere, si trova bene a Bologna, può crescere e in un futuro anche ambire ad un top club, ma io sono un fan di Mario Pasalic. Un centrocampista da area a area, sa giocare ovunque. Ma spero che Modric continui ancora per molto, due o tre anni».

Quale sarà la prossima star del calcio croato?

«Ne vedo tre. Io penso che possa affermarsi ad alti livelli Luka Vuskovic, difensore dell’Amburgo, il cartellino è però del Tottenham, difensore centrale. Ma credo molto nelle qualità di Martin Baturina, sta facendo benissimo con il Como, assist, giocate, ritmo, anche grazie a Fabregas: è l’esempio di un calciatore che è uscito dalla sua comfort zone a Zagabria, dove era già brillantissimo. Infine il difensore Josko Gvardiol del Manchester City».

Chi conquisterà Europa League, Champions e Mondiale?

«Emery con l’Aston Villa è un serio candidato. Vincere è anche questione di metodo e lui sa applicarlo in club diversi, soprattutto addestrando e preparando i giovani. La mia favorita in Champions è il Psg, il Mondiale sarà invece una lotta fra Germania, Argentina, Spagna, Francia. Con una sorpresa: forse proprio la Croazia».

 

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario