Serie A, se il tecnico resta ai box
Non sarà il campionato più bello del mondo, sicuramente resterà nella storia come il più schizzato. Già l’idea che si debbano aspettare gli ultimi 90’ più recuperi (ormai mezze giornate) per sapere chi vincerà lo scudetto, chi andrà in Europa, chi si salverà, cioè tutto, già questa idea è abbastanza per distinguere la serie A da tutti gli altri tornei europei. Ma c’è di più: l’ultimo giro di giostra si segnala per un’altra coincidenza noir, i vuoti in panchina e l’affollamento di allenatori nei box di tribuna vip. Conte, Inzaghi, Baroni, Conceiçao, Chivu: tutti squalificati, cinque su venti, unico forfeit inatteso quello del Gasp, titolare della cattedra che però ultimamente denuncia chiari segni di cedimento.
Scudetto dalla tribuna per Conte o Inzaghi
Spicca il dettaglio tra i dettagli: là dove si festeggerà lo scudetto, che tocchi al Napoli o che tocchi all’Inter, comunque non ci sarà corsa in mezzo al campo del mister tricolore. Conte e Inzaghi sono entrambi “daspati”, divieto di avvicinamento al campo da gioco, misura punitiva inflitta per condotta socialmente pericolosa.
Bel risultato, c’è da vantarsi. Neanche se si fosse mossa l’Assoallenatori indicendo una giornata di astensione dal lavoro avremmo raggiunto queste percentuali. Cinque fuori (non solo dal campo) sono un picco memorabile, altro segnale concreto del grado di tensione raggiunto nel finale in tutte le zone della classifica.
La mansuetudine di Ranieri è un'eccezione
Però va sollevato un però. Senza voler qui raccontarla soave con retorica da anime belle, la famosa leggenda che il tecnico dovrebbe essere prima di tutto il riferimento, il modello, la guida della squadra, senza cioè pescare a piene mani nei luoghi comuni, resta la sensazione di una categoria tendente all’isterico. Una categoria stressata che ovviamente contempla la mansuetudine dei Ranieri, ma che in generale è da Xanax in dosaggi adeguati. Non dico Tso e psicanalisi dura, ma pasticcamenti sedativi o almeno flebo di tisane forti diventano doverose.
Dal calcio gentile al calcio bifolco
Eppure non è neanche così facile mettere nel mirino i mister: alzando lo sguardo, si nota che presidenti, giocatori, giornalisti, tifosi, tutti hanno sceso un gradino, anche due, nella scala dal calcio gentile al calcio bifolco. Gesti e linguaggi stanno vertiginosamente precipitando a livello mercati generali, tutti quanti siamo fissi in modalità precedenza mancata e parcheggio rubato Corso Roma angolo viale della Repubblica. Prima dell’inizio scambio di gagliardetti, abbraccioni, bacini cuoricini, magari faccini contriti per la campagna anti-violenza, appena l’arbitro fischia tutti camalli allo stato brado.
D’altronde: gli studenti devastano i bagni, le baby-gang si menano nella movida, i papà picchiano i prof, perché sorprendersi se allo stadio e nei dopopartita entra la nube tossica. Ci dicono dalla regia che gli allenatori sarebbero pur sempre gli ultimi baluardi della correttezza, dello stile, del fair play e del self control, ma questa ormai è la barzelletta dell’anno. Un anno che difatti chiudiamo con cinque baluardi blindati in tribuna. Bisognerebbe darci tutti una calmata, ma l’impressione è che ormai siamo ampiamente fuori tempo massimo. Restano solo i lavori socialmente utili.
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