Fiorentina-Roma, la differenza dei “numeri 10”  

Leggi il commento sulla sfida tra i viola e i giallorossi
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

5 min

Pubblicato il 06.10.2025, 09:02

La Fiorentina, che ha perso per la terza volta di fila in casa, ha giocato la migliore partita di questa stagione e con questo abbiamo già spiegato le difficoltà di una squadra sfiduciata e il valore della vittoria di una squadra in piena fiducia, la Roma. 

 stata la “migliore partita” dei viola anche perché quelle precedenti erano inguardabili. Questa ha lasciato qualche timido segnale positivo, il gol di Kean dopo 464 minuti, la spinta di Dodo, le occasioni create (un palo di Moise, una traversa di Piccoli e uno sciagurato errore di Gosens a porta spalancata), insomma qualcosa si è visto. Non quanto è bastato per fermare la Roma di Soulé, di Dybala, di Cristante e sempre più di Gasperini. La quinta vittoria l’ha spinta ancora in testa alla classifica. Dopo la sosta, Roma-Inter diventa il partitone. 

Bisogna fare attenzione alla Roma. Non è una squadra che trascina, che ruba l’occhio, che punta al dominio. Qualcosa lascia sempre per strada. Però è una squadra furba, concreta, anche fortunata, soprattutto capace di aggrapparsi al risultato e difenderlo a denti stretti. Basta vedere come sono arrivate le sue vittorie per averne un’idea precisa: solo una volta, contro il Verona, ha vinto con due gol di scarto. 

La Roma ha due 10 che sono una meraviglia. Il 10 più giovane, Matias Soulé, parte dall’esterno, il 10 più anziano, Paulo Dybala, fa anche il centravanti-ovunque. E insieme fanno la Roma. Anche la Fiorentina fra i suoi tesserati ha un numero 10, Albert Gudmundsson, appare sulla lista che viene consegnata all’arbitro prima della partita e poi sparisce. E’ davvero un mistero quello che sta accadendo all’islandese, insieme a Kean doveva essere il giocatore decisivo e invece è un giocatore perso. 

A Firenze la squadra di Gasperini ha giocato due partite diverse l’una dall’altra. La prima l’ha fatta di corsa (e di magìa) per rimontare il fantastico gol di Kean, una sassata che ha piegato le mani a Svilar. La corsa di Koné, di Wesley, di Tsimikas e la magìa di Soulé che nel primo tempo ha tormentato Ranieri. I suoi tagli da destra al centro erano inafferrabili per la difesa viola e quando ha fatto schioccare il mancino si è vista di nuovo, in modo molto evidente, tutta la sua qualità. La seconda partita si è spostata sul ragionamento, la rottura del ritmo, il palleggio e la gestione del vantaggio. Finalmente con i cambi giusti a disposizione, Gasperini dopo un’ora ha tolto Dovbyk e Baldanzi per far entrare Pellegrini e Dybala. Messaggio chiaro: ora si tiene palla e la facciamo girare con i tocchi dei piedi buoni. Anche se in certi momenti questo palleggio non ha soddisfatto in pieno, l’idea dell’allenatore era giusta ed era pure la dimostrazione di quanto Gasp sia già al comando delle operazioni. E’ una squadra che risponde alle sue richieste. 

La Roma avrebbe bisogno di Kean al posto di Dovbyk, o forse anche di Piccoli, allora sognare qualcosa di esagerato avrebbe avuto più senso. Ieri Pioli ha rimesso insieme i due centravanti nel secondo tempo, per poi schierare tutta l’argenteria in attacco con l’ex Dzeko. E’ vero che Piccoli ha centrato la traversa, ma appena è entrato lui è uscito (di scena) Kean, dopo un primo tempo (quando giocava da solo in attacco) da iradiddio. La coppia era andata male a Torino, male contro il Como, male nel secondo tempo di ieri. Piccoli non è Retegui.  

La sosta è un peccato per la Roma, che interrompe la sua corsa anche se trascorrerà queste due settimane in testa alla classifica, e forse un bene per la Fiorentina. Al Viola Park l’allenatore avrà modo di sistemare definitivamente quei problemi che ieri, rispetto alle altre partite, sembravano un po’ meno lontani dalla soluzione. Certo che tre punti in sei partite inquietano non poco. Una partenza così per la Fiorentina era inimmaginabile

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