Sulle ridicole date del mercato: Abbonati alla fregatura
Ho fatto l’abbonamento alla Fiorentina perché la campagna acquisti di Paratici mi ha entusiasmato. Ma adesso, digerito con fatica lo 0-4 dell’Olimpico, mi ritrovo con Kean in partenza per Como.
E io cosa dovrei dire allora? Nonostante le uscite di Castro e Lucumi e l’assenza delle coppe, ho rinnovato la tessera per il Dall’Ara e ora rischio di vedere un Bologna più povero e senza Rowe.
Io sto un filo meglio: domenica sera mi sono goduto una Roma spettacolare, ma fino alle 20 e un minuto del primo settembre vivrò col timore che qualcuno porti via Koné.
Io invece ho confermato il posto allo Stadium e tra una settimana potrei ritrovarmi con una Juve diversa. Migliore? Bah.
A che gioco giochiamo? Che vacanza abbiamo pagato? Come può l’amicizia essere lunga, se il patto è così poco chiaro? Lo so, è un discorso vecchio, so anche che le date del mercato devono essere uguali per tutti, pur se non lo sono (Turchia e Arabia le principali eccezioni, gente che spende). Però sapere non mi basta perché il servizio peggiora e il prezzo invariabilmente aumenta. Un calcio che ogni anno cambia i propri connotati dovrebbe affrontare seriamente questo problema, farsi delle domande, trovare delle risposte. Anche perché la televisione impone costi folli e non ci vuole uno stratega per intuire che una contrazione dei prezzi dei biglietti riempirebbe gli spalti.
Un discorso, va da sé, che non riguarda chi salda tutto e subito. E scommette già sicuro o quasi di non vincere mai. La «roba è tutta pagata» direbbe Lotito, ma in questo caso è pagata in anticipo e al buio. E peccato se un ragazzino aspetta la Viola per indossare la maglia di Kean e devono spiegargli che adesso veste il blu.
Il vero mercato, dalle nostre parti, ma anche altrove, si concentra soprattutto negli ultimi, confusi giorni. Il periodo, delicatissimo, che orienta la stagione, quello in cui non perdere terreno, il teatro perfetto per malumori da primi risultati negativi, spogliatoi che si spaccano, allenatori alla prima, precocissima e spesso fatale spiaggia.
Bisognerebbe ridurre i tempi, per programmare, agevolare, contribuire, lavorare sulle date. Sui pacchetti. Sull’accoglienza. Concetti che a qualcuno - a luglio succede poco e niente - suonano come stronzate perché i club sono impegnati a liberarsi dei pesi morti, le rose contano 35 giocatori e la parola pianificazione è ampiamente sottovalutata.
Poi però avanti con le grancasse e le medaglie aziendali, avanti con le balle e le promesse inevase, avanti lisciando e omaggiando retoricamente questa figura evocata, mitologica e leggendaria, l’abbonato.
Chi è? Quello che va rispettato, accarezzato e blandito a patto che paghi e sappia farsi di lato, possibilmente in silenzio, lasciando fare a chi è «del ramo».
PS. Otto anni fa, nel 2018, la premiata ditta Malagò & Fabbricini, rispettivamente commissario della Lega di A e della Federcalcio, fece una cosa di sinistra: chiuse il mercato il 17 agosto, prima dell’inizio del campionato, la Premier addirittura il 9. Le altre leghe non gradirono, l’abbonato e la Panini fecero festa.
E noi con loro.
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS
