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Atalanta, Gasperini e il sogno Clough

È l’ennesima prima volta dei bergamaschi grazie al loro allenatore Perché per la prima volta la sfida tra nerazzurre si gioca nella cornice di partita-scudetto. Gian Piero come Brian al Nottingham Forest
Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

4 min

Pubblicato il 16.03.2025, 12:20

AtalantaAtalanta Tutte le notizie sulla squadra

È l’ennesima prima volta dell’Atalanta grazie a Gasperini. Perché è la prima volta che Atalanta-Inter si gioca nella cornice di partita-scudetto. Così come fu la prima volta, lo scorso 22 maggio, che la squadra bergamasca giocò una finale europea. E la vinse pure. Nell’ultimo decennio Gasp, burbero quanto bravo, quindi molto molto burbero, ha condotto l’Atalanta lungo sentieri inesplorati. Hanno intrapreso insieme un viaggio ai vertici del calcio italiano ed europeo. Certo con la lungimiranza e la solidità della società, prima rappresentata solo dalla famiglia Percassi e ora gestita in collaborazione con i soci americani guidati da Pagliuca. Ma l’anima e il segreto di questa squadra restano incarnati da quel signore di 67 anni che ha costruito un Leicester capace di durare nel tempo. E di reggere a continue cessioni. 

Gasperini come Clough

L’Atalanta è Gasperini, c’è poco da dire. E i sogni dell’Atalanta passano inevitabilmente per il superamento dei limiti del suo allenatore. Uno di questi è incarnato dall’Inter. Un tabù più che un limite. È una storia ancora oggi irrisolta, anche se risale alla notte dei tempi. Il fallimento all’Inter ha condizionato la sua carriera, ha alimentato l’idea che Gasp non fosse un allenatore da grande squadra. Quelle sei partite nell’estate del 2011 avrebbero meritato una versione italiana del Maledetto United: il libro (e poi il film) sui 44 giorni di Brian Clough alla guida del Leeds. Volendo, anche Clough è rimasto allenatore da provinciale. Ma lui quella provinciale – il Nottingham Forest – la condusse a una irripetibile doppia conquista consecutiva della Coppa dei Campioni.

Gasperini come Bagnoli nel 1985

L’esperienza all’Inter di Gasp si chiuse dopo appena sei partite, con una sconfitta per 3-1 sull’erba sintetica di Novara. In provincia. A cento chilometri dalla sua Grugliasco. Ma il tabù non si limita solo a quella esperienza. Inzaghi è la bestia nera di Gasperini. Le ultime sette partite contro l’Inter di Simone sono finite tutte allo stesso modo, con la sconfitta dell’Atalanta. All’andata in campionato addirittura per 4-0. Era appena la terza giornata. Quest’anno i bergamaschi sono stati sconfitti anche in Supercoppa. I corsi e ricorsi storici si sprecano. C’è chi ama ricordare che la prima partita in Serie A di Gasp sulla panchina bergamasca (stagione 2016-17) fu proprio contro la Lazio di Inzaghi. E finì male pure quella. Le grandi imprese passano sempre per il superamento delle proprie Colonne d’Ercole. La vittoria dello scudetto con l’Atalanta sarebbe una delle imprese più straordinarie del calcio italiano. Ci riporterebbe allo scudetto del Verona anche se il club bergamasco ha tutt’altra solidità finanziaria. Ma le due esperienze hanno tanti tratti in comune: dall’allenatore (lì c’era Osvaldo Bagnoli) alla competenza nel pescare calciatori all’estero (Briegel ed Elkjaer) o scaricati dalle grandi squadre di casa nostra (come Fanna e Galderisi). Stasera Gasp si gioca una fetta importante della sua carriera. Una vittoria proietterebbe Bergamo in un grande sogno collettivo. E a quel punto il paragone con Brian Clough non sarebbe solo letterario.

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