© Lapresse

Bologna, siamo arrivati a Saputo

Questa squadra fatale, guidata dal presidente Joey, non è dunque grande? No, è grandissima dopo il successo sofferto del 'Bentegodi' contro il Verona
Italo Cucci
Italo Cucci

3 min

Pubblicato il 10.03.2025, 11:42 (Aggiornato il 10.03.2025, 11:58)

BolognaBologna Tutte le notizie sulla squadra

Ho pensato di affidare l’ammirazione per questo Bologna a un’espressione enfatica da ricordare se non per sempre almeno per la bella stagione dei rossoblù di Vincenzo Italiano. M’è venuta in mente - forse perché pesco sempre nel passato - un’antica battuta di Totò, le cui epiche imprese cinematografiche ho vissuto: “Attenzione! Battaglione!”. Ma che c’entra il napoletano? Eppure, la traduzione del seguito ha un significato adeguato a un omaggio non casuale: “Attenzione!! Battaglione!! Siamo arrivati dal padrone, è una brava persona - cantava Totò - è padrone di una pasta di sostanza, quando l’avete mangiata vi riempie gli intestini e la panza...”. E allora la dedico al “padrone” Joey Saputo che una mozzarella di sostanza ce l’ha e il successo mondiale dell’azienda casearia in Canada gli ha consentito di far suo un Bologna per troppo tempo ridimensionato a brazadela. Partendo da me, dico che nei giorni del vino e delle rose consacrati da Motta non gli abbiamo dedicato il plauso corale che meritava. E allora grazie, presidente.

Socmel, che Bologna!

E  un altro titolo mi viene, coniato da Renzo Renzi nel mitico Sessantaquattro, “Bologna carogna - Come vincere lo scudetto” , nel quale l’illustre intellettuale progressista infuse dramma, farsa, tragedia ed epopea di una stagione storica. Un proverbio spiega che “Dove son carogne son corvi” e non a caso Aldo Bardelli, su Stadio, inveiva contro i corvi lombardi che volevano papparsi il Bologna ferito. Ma alla fine - consentitemi un veniale affronto al buoncostume - il titolo vero è quello che spunta sulle labbra dei tifosi che continuano a vedere uno squadrone splendido e vincente e oggi l’han visto finalmente vittorioso anche in trasferta: “Socmel che Bologna!”. Non è stupore, è famigliare ammirazione senz’arroganza. Cantata da menestrelli di fama che esportano dovunque la felicità di una città afflitta dal traffico e dai dolori della Garisenda. Partendo per Verona - dove ha giocato una partita grande anche nella sopportazione di qualche sofferenza - il “Sindaco” Don Vincenzo aveva evocato ferocia, sfidando i benpensanti che odiano il dizionario guerresco mentre preparano una guerra vera. Sarà anche diventata una belva, la squadra, ma da Verona ha importato una definizione suggerita dalle classiche imprese dei gialloblù, coraggiosi, veementi, fin sfacciati soprattutto con le grandi. Questo Fatal Bologna non è dunque grande? No. È grandissimo. Perché gioca senza narcisismo e vince senza aiuti. Perché il Battaglione è nato - come succedeva un tempo - con scelte fatte d’accordo fra Italiano e Sartori. E coi soldi del padrone. Che non è una Fondazione ma un Rifondatore.

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario