Bologna, sette vite e un volto solo
Niente ferma il Bologna. Infortuni a raffica, rigori sbagliati, avversari che non mollano mai. Questo è un Bologna dalle sette vite (e sette vittorie) e da un solo volto. Quello della vittoria. La forza di una squadra è costituita da valori tecnici, tempra fisica e certezze. Il Bologna sa che questa stagione può aprire dimensioni senza confini. Le attuali protagoniste della serie A non sono prime donne, non c’è ancora, a poco meno di un terzo della stagione, chi comanda. La guida della serie A può passare di mano in mano, di giornata in giornata. E così il Bologna traccia le mappe astrali di costellazioni non più lontane anni luce. E si gode, a cominciare dal fischio finale di Udine, qualche ora di primato in classifica, che svanirà con la vittoria del Napoli in serata. E’ un Bologna che, nella larghezza della propria rosa e nella affilata consapevolezza delle proprie possibilità, sa quanto sia appagante ritrovarsi padrone del gioco. Manca Freuler? Ferguson è in panchina? Il leader a centrocampo diventa Pobega restituito alla sua altezza di leader dopo settimane di ricostruzione fisica e mentale. Manca Holm, serve dare tempo e margini di recupero a Lucumi? Riecco Casale, mentre De Silvestri soffre e stringe i denti con il cuore dell’highlander.
Il Bologna gioca e mette ansia agli avversari. Il Bologna fa pressing sempre e ovunque e su questa attitudine costringe chi non è alla sua altezza tecnica ad un gioco al massacro, dove gli errori arrivano inevitabili e con quelli le reti rossoblù. Stavolta ci ha pensato Pobega e ha chiuso Bernardeschi. Due nuovi goleador in una squadra che manda a segno tutti. A dispetto del calcio dei solisti, la squadra di Italiano ha una natura sinfonica. Finora undici a segno e siamo, appunto, ad appena un terzo o poco meno della stagione. In quella passata furono sedici. Vince il Bologna del collettivo: operai, contadini e intellettuali del pallone concorrono insieme alla salute della squadra. Il finale di gara di Bernardeschi è un esempio. Il poeta gestisce con grazia palloni incantati, il tornio dei manovali costruisce la solidità che spezza il ritmo degli avversari. Poeti e operai abbelliscono l’universo rossoblù con la loro arte e la loro aderenza all’idea.
E che idea. E’ forse il miglior Bologna di sempre. In queste prime dodici gare di campionato meglio del Bologna dello scudetto. La squadra di Italiano ha raggiunto 24 punti, se quella di Bernardini ne avesse anche avuti tre a vittoria e uno per ogni pareggio, dopo lo stesso numero di partite avrebbe toccato quota 23 (6 vittorie, 5 pareggi e 1 sola sconfitta). Meglio di questo Bologna solo quello del 1962: 9 vittorie e 3 sconfitte.
Quindi siamo all’apogeo, o quasi. La storia ha un suo corso emozionale, oltre a quello scandito dalle cifre. E i 2000 tifosi rossoblù accorsi a Udine hanno ascoltato l’energia dell’evento. Ci sono i numeri a rendere l’evento degno di un’eclissi o di un passaggio di una cometa bella da ammirare anche nelle sue ellittiche calcolabili. Da sei gare consecutive in trasferta (compreso l’idillio di Bucarest) il Bologna segna almeno due gol a trasferta. Cominciò a Lecce. Fu una ouverture incompleta. Poi la musica è salita di tono e il ritmo è diventato una marcia. Adesso viene la coppa con il Salisburgo, squadra della città di Mozart che dovrà sottoporsi al giudizio della nuova Accademia del calcio, come accadde proprio al genio musicale oltre 250 anni fa. Allora la vera scuola era sotto le Due Torri. Un po’ come adesso. E allora tutti, giovedì, sono invitati al gran concerto europeo.
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