Bazzani: "Dovbyk può essere l’uomo giusto"

L'analisi: "Deve crescere sotto il profilo mentale. Gli esterni di Tedesco una manna"
Stefano Brunetti
Stefano Brunetti

5 min

Pubblicato il 29.07.2026, 13:05

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Tutte le strade portano a Roma, anche se c'è pure chi fa il percorso inverso: e se i viaggiatori su binari opposti sono due punte, non si può che chiedere lumi a lui, nato a Bologna e poi attaccante nella Città Eterna (con maglia Lazio). Parola dunque a Fabio Bazzani, 120 presenze e 30 gol in serie A, 50 anni il prossimo ottobre, una fortunata seconda vita da commentatore tecnico per Dazn - con cui ha seguito gli ultimi Mondiali - un occhio di riguardo sempre e comunque rivolto alla squadra della sua città (di cui fu anche collaboratore tecnico ai tempi di Sinisa Mihajlovic, dal gennaio al giugno del 2022).  
  
Bazzani, partiamo dall'inizio: Santiago Castro che dopo due anni e mezzo lascia Bologna. Una perdita dolorosa, e non da poco, per i tifosi. 
«Ma quando un giocatore ha richieste del genere, dove il pacchetto è formato da Champions e guadagno maggiore, fai sempre fatica a trattenerlo. I milioni incassati comunque non sono pochi: la società l'ha venduto bene, per una cifra di tutto rispetto».  
 
E arriviamo all'erede, giunto per direttissima a Casteldebole: Dovbyk. 
«Viene da una stagione molto difficoltosa a Roma, piena di infortuni: con Gasperini non è riuscito a trovare una sua collocazione. Rimane comunque una punta di valore e grande fisicità, che ha il gol addosso: se sta bene può essere l'uomo giusto per l'attacco di Tedesco. Ma a una condizione».  

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Quale? 
«Quella di crescere sotto il punto di vista nervoso e mentale. Tante volte commentando le partite della Roma ho notato un suo "impigrirsi" nei momenti morti: col pallone lontano doveva essere sempre stimolato per rimanere dentro la partita, e questo non va bene. Anche se in generale non dobbiamo scordarci di un fatto, e cioè che parliamo del capocannoniere della Liga di soli tre anni fa, andato poi in doppia cifra nel suo primo anno in giallorosso».  
 
Un profilo che tra le altre cose, il Bologna aveva già cercato a gennaio. 
«Esatto, per dire che non è una trovata dell'ultimo minuto: Sartori e Di Vaio sanno che a Dovbyk il talento non manca, se avrà la giusta fame per il riscatto potrà dare un contributo importante alla causa rossoblù. La sua statura fisica è imponente, è un armadio. Fondamentale sarà innanzitutto, dopo l'ultimo anno a zig zag, la continuità fisica».  
 
Chi troverà la guida più idonea per lo sviluppo delle proprie caratteristiche: Castro con Gasperini o Dovbyk con Tedesco? 
«Avranno vantaggi entrambi. Santi troverà in Gasp il maestro perfetto per esprimersi, cioè un calcio fatto di intensità e ritmo altissimo. Dobvyk invece troverà una batteria di esterni, quella a disposizione del tecnico rossoblù, che potrebbe essere una manna per uno come lui. Sì: a Bologna potrebbe davvero trovare le condizioni ideali per rilanciarsi». 
Basterà il bomber ucraino per riportare l'Europa sotto le Due Torri?  
«E' presto per dirlo, manca ancora un mese alla fine del mercato. Ad oggi, se davvero Lucumi dovesse andare via, un difensore mancino al suo posto andrebbe preso, pur ritenendo che la coppia Heggem-Helland meriti fiducia; davanti invece senza ulteriori cessioni e col rinnovo di Orsolini - che per me alla fine ci sarà - l'attacco resterebbe ad un livello molto alto. Aggiungo anche una cosa».  

Prego.  
«La cessione sacrificale di Castro potrebbe voler dire automaticamente la permanenza a Bologna di Rowe, che è più decisivo per il modo di giocare dei rossoblù. Tanto per essere chiari: tra la punta e uno come Rowe, sacrifico sempre la punta».  
 
Con chi dovrà combattere il Bologna per un posto in Europa? 
«Forse con la Fiorentina, che sta facendo un ottimo mercato, anche se poi sappiamo che questo non vuol dire per forza ottenere risultati. La concorrenza si sta alzando, ma il Bologna comunque ha un vantaggio, e cioè che nonostante il cambio d'allenatore sta mantenendo il nocciolo duro degli anni scorsi; tornare poi a giocare una partita a settimana faciliterà il tutto. Direi che stare attaccati al treno del settimo posto, sperando nel passo falso di una di quelle sopra, sia un obiettivo realistico da perseguire per Tedesco e i suoi».  

 

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