Inter e Lautaro, la marcia del capitano
Le vittorie sono un balsamo. Dell’anima e del corpo. Restituiscono il sorriso e il buon umore. L’Inter torna da Pisa con due gol e tre punti. E molto di più. Tre gli uomini copertina e un paio di attori non protagonisti che meritano la citazione.
Innanzitutto il capitano ritrovato. Lautaro Martinez è stato il calciatore più discusso della settimana. Sostituito nel derby quando c’era da recuperare. Sostituito a Madrid contro l’Atletico. Si sa, in Italia bastano due partite senza gol, peraltro entrambe perdute, per aprire una mezza crisi. Siamo fatti così. Ieri, a Pisa, sullo 0-0, al momento di cambiare una delle due punte, Chivu non ci ha pensato due volte e lo ha lasciato in campo. E Lautaro ha segnato una doppietta. Due gol: il primo bellissimo, di sinistro. Il secondo da grande rapace d’area. Due gol e in totale fanno sei. Che in Serie A significa leader della classifica marcatori. Siamo fatti così: nel giro di una settimana si passa dalle domande su cosa possa mai passare per la testa al capitano, al primo posto tra i cannonieri del campionato. Ogni partita vissuta e analizzata come se fosse la fine del mondo.
Il secondo uomo da copertina ha vent’anni. Si chiama Pio Esposito. Secondo alcuni, è pompato mediaticamente. Secondo altri, bisogna essere cauti perché sarebbe ancora giovane. Il condizionale è legato alla concezione italiana del giovane. All’estero se sei forte, ti fanno giocare sempre anche se hai sedici anni. Al minuto 67, Chivu ha scelto Thuram per fargli posto. Esposito è entrato in campo e ha mostrato subito cosa voglia dire avere fame. Ha sporcato un pallone con un contrasto, consentendo all’Inter di recuperare palla, e poi ha servito Lautaro in area che ha fatto il suo dovere di bomber. I titoli di giornale sono serviti su un piatto d’argento. Avrà anche vent’anni Pio Esposito ma è bello che formato. Poi dovrà crescere, ci mancherebbe. L’Inter ha fior d’attaccanti, quindi dovrà sudare per giocare. Ha davanti a sé Lautaro, Thuram e in rosa c’è Bonny. Ma ormai è inutile star lì a sorprendersi ancora.
Il terzo uomo copertina è Cristian Chivu. L’allenatore che ha ridato fiducia al partito dei moderati del calcio. L’uomo che per indole cerca sempre di tracciare curve morbide, senza mai rinunciare al traguardo che si è prefissato. Ha le spalle larghe. Si vede da come reagisce alle sconfitte. Non drammatizza, prova sempre a trovare aspetti positivi. Il bicchiere non è mai mezzo vuoto. È tipico di chi ha praticato sport ad alto livello. La visione negativa non ti appartiene. Ed è una dote particolarmente preziosa in un ambiente come quello dell’Inter che convive da sempre con la vocazione al masochismo.
Strettamente legato a Chivu è il primo attore non protagonista che merita una menzione. Ed è Piotr Zielinski che ha attraversato il primo anno milanese come se fosse un fantasma. O un ectoplasma. Anche a Napoli era un calciatore intermittente ma si accendeva eccome. Chivu lo ha rigenerato. Si fida di lui e glielo ha fatto capire e sentire. Ha giocato titolare a Madrid (e ha segnato). E ieri è stato il primo a entrare in campo. A inizio ripresa, al posto di Sucic. Zielinski è uno di quei calciatori che ha bisogno di sentirsi al centro del progetto. E Chivu ha avuto l’intelligenza di capirlo. Manca la seconda e ultima citazione per la categoria “attori non protagonisti”. È per Barella. Suo l’assist del 2-0. Calciatore termometro dell’Inter. Se cresce lui, cresce la squadra.
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