Inter, il senso di identità
Il percorso che l’Inter ha intrapreso, nel sacro vincolo della sostenibilità, è l’evoluzione del concetto di cantera, un luogo dove sviluppare il talento nel senso più ampio del termine, non solo quello da mandare in campo ma anche quello destinato un giorno ad accomodarsi sulla panchina dei grandi.
Inter, l'esperienza di Chivu e il senso d'identità
L’esperienza di Chivu, l’ex campione che intraprende il percorso da allenatore nello stesso club con cui ha vinto tutto, è un concetto decisamente poco italiano e molto spagnolo, tendenzialmente catalano, lì dove la filiera integra perfettamente il settore giovanile e la seconda squadra. Un circolo virtuoso nel quale la filosofia di un club e la sua identità non si disperdono ma vengono trasmessi con il metodo più efficace, l’esempio. In economia lo definiscono know-how aziendale, l’insieme di valori, conoscenze ed esperienze, non codificabili e non brevettabili, ma che sono alla base del successo. Molti allenatori possono spiegare la tecnica ai baby, troppi possono indottrinarli con fuorvianti dogmi tattici, ma nessuno può spiegare l’Inter meglio di un reduce del Triplete.
Pio Esposito, gli altri baby e la visione strategica di Oaktree
Tornando alla base dopo un quadrimestre in Erasmus a Parma - con in tasca una salvezza centrata brillantemente nonostante una situazione iniziale decisamente complicata - Chivu ha chiuso un cerchio. Il destino di chi allena nel vivaio è quello di lavorare per conto terzi, formare i calciatori di domani che altri tecnici lanceranno tra i professionisti veri, tra i grandi. Cristian ha invece avuto l’occasione di raccogliere sul campo quanto ha seminato nei precedenti sei anni di Inter. Giusto che si goda ogni giocata di quel ragazzone di Pio Esposito che ha accompagnato in ogni tappa del suo percorso nel vivaio, ma la lista è lunga e comprende anche chi oggi non è all’Inter ma è destinato a tornarci presto, vedi Aleksandar Stankovic. E sono figli di Chivu anche tanti giovani che galleggiano tra l’Under 23 e la prima squadra, come Cocchi (che aveva già esordito con Inzaghi) e Kamate, fresco di debutto con assist e Coppa Italia.
Andando oltre i nomi: con il grande lavoro svolto ieri e oggi con Esposito e con la sensibilità per il concetto di seconda squadra, il tecnico romeno sta implementando con i fatti la visione strategica di Oaktree. Ragionare con lui su un orizzonte temporale più lungo diventa non solo naturale ma indispensabile.
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