Il pronostico misterioso

Leggi il commento sul cammino dell'Inter di Cristian Chivu, ormai prossima a vincere lo scudetto
Roberto Beccantini
Roberto Beccantini

4 min

Pubblicato il 21.04.2026, 07:43

InterInter Tutte le notizie sulla squadra

La caccia è aperta. Cristian Chivu non ha fatto nomi, ma parafrasando Alessandro Bergonzoni «L’esperto è in pericolo? No, l’esperto è il pericolo». Appunto. Sotto, dunque, con i Ros, con i Ris, con i plastici, con i dibattiti criminali e criminologi. «Per qualcuno eravamo soltanto da ottavo posto». È questa la frase del Reverendo romeno che ha scosso la vigilia di Inter-Cagliari 3-0. Da ottavo posto? L’Inter? «Questa» Inter? Ammettiamo che risalga al periodo dei ko con l’Udinese (a San Siro, per giunta) e allo Stadium (il rocambolesco 4-3 inflittole dalla Juventus di Igor Tudor). Fra parentesi, l’ottavo (comandamento) imporrebbe di non dire bugie («falsa testimonianza»). Suvvia. Immagino che siano i famigerati «sassolini» che raccogliamo per strada, iracondi, e ci togliamo dalle scarpe non appena i risultati, dandoci ragione, ci fanno sragionare.

Da "riserva" di Fabregas a predicatore laico dell'Inter

I quotidiani sportivi l’avevano piazzata sul podio. Fabio Monti, sulla Gazzetta di Parma, subito ai piedi: quarta. Chi scrive, incollata al Napoli (campione uscente e, quindi, in pole). Ho sfogliato archivi, ho svaligiato il web, ma un’Inter così lontana dalla cima mi è sfuggita. Pronto a pubblica ammenda se colleghi o lettori mi smentiranno. Certo, la squadra era stata investita, in Champions, dallo 0-5 della valanga parigina, e molti la consideravano bollita. L’epifania di Chivu venne, inoltre, salutata come un ripiego, dal momento che il primo dell’elenco, a detta dei "mercatologi", era Cesc Fabregas. Legittime, se mai, le titubanze sull’ultimo balzo che l’ex tecnico del Parma si apprestava a compiere; sul modo in cui avrebbe gestito delusioni, pressioni, ambizioni. Motivate, sì, ma non tali da prefigurare il precipizio "auto-evocato". Siamo di fronte a un predicatore laico che ha ribadito, per fini e per mezzi, la crucialità delle staffette: da Antonio Conte a Simone Inzaghi, da Simone a Chivu. Ognuno ha lavorato il materiale ereditato mettendoci del suo. Dagli scaffali emergono Arrigo Sacchi e Fabio Capello al Milan, Conte e Massimiliano Allegri alla Juventus. A targhe invertite, chissà cosa sarebbe successo; e, in particolare, se sarebbe stato "quel" successo.

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L'Inter e quel pronostico di inizio stagione...

La mobilitazione non può che essere generale. Chi pronosticò l’Inter ottava abbia il coraggio di farsi avanti. Riceverà il trattamento riservato ai pentiti che hanno deciso di collaborare con la "giustizia". E quanto al discepolo di Stefan Kovacs e Mircea Lucescu, i miei complimenti ma anche una tiratina di tuta: la lista, mister, la lista. Fin dai tempi di Helenio Herrera e Nereo Rocco la pre-tattica appartiene al nostro bagaglio, alle nostre commedie. La "gogna mediatica" riassume e incarna il veleno delle frecciate. Il "noi contro tutti" è una cover che gira ovunque, da Trigoria a Castel Volturno. Oscar Wilde, lui, non scendeva a patti: «Bisogna sempre perdonare i propri nemici. Niente li irrita di più». Perdonarli, già. I social lo sbranerebbero, ostili come sono alle indulgenze plenarie. Però i cantori dell’«Inter ottava» vanno stanati e perseguiti. Nel dubbio, Lautaro Martinez potrebbe chiedere i danni "morali" addirittura al suo allenatore.

 

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