Canzone di Piero

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Ivan Zazzaroni

Pubblicato il 03.09.2026, 07:52

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Fermati Piero, fermati adesso / Lascia che il vento ti passi un po’ addosso (F. De André).

Piero Ausilio ha trascorso all’Inter più di metà dei suoi anni, ventotto su 54. Tanta gavetta, una crescita ben modulata, le stagioni indimenticabili con Moratti, le ultime dodici da responsabile dell’area tecnica. Ma da tempo rifletteva sull’opportunità del cambiamento: di offerte ne aveva ricevute, aveva però sempre privilegiato il suo club.  
Gli serviva un segnale. E forte e inequivocabile è arrivato nel momento in cui il presidente Marotta e la proprietà gli hanno offerto il rinnovo per un solo anno, pur se con l’aumento dello stipendio. Lì ha avuto la certezza che per lui i canditi erano finiti e che era giunto il momento di cambiare aria.  
L’ultimo incontro, ieri mattina, durante il quale il fondo gli ha comunicato con estrema freddezza di avere progetti che non lo contemplavano, è stato il passaggio più amaro.  
Non c’è nulla di traumatico nella fine di un rapporto di lavoro così lungo e soddisfacente. In fondo (ops) si tratta di una conclusione fisiologica anche se quello tra Ausilio e l’Inter era molto più di un legame professionale. Eppure va ugualmente rimarcata e contestualizzata questa chiusura, perché il protagonista ricopriva un ruolo che nel calcio e non solo nell’Inter sta verosimilmente esaurendosi, sopraffatto dalla proliferazione di intermediari, agenti senza scrupolo, organizzazioni internazionali e presidenti che inseguono il consenso e meriti che dovrebbero essere solo parzialmente riconducibili a loro. 
Sono cresciuto con i Beppe Bonetto, i Regalìa, i Vitali, i Governato, i Perinetti, i Marino, i Fedele, i Corvino, professionisti che facevano della competenza e del rispetto del calcio e della società i principali strumenti di lavoro. Ausilio, Sartori, Pradè, Paratici, Angelozzi, i giovani Manna, Ludi, Palmieri, D’Amico e pochi altri sono gli ultimi esponenti di una categoria che garantisce qualità, conoscenze e protezione al sistema. 
In dodici anni Ausilio, bravissimo nella fase della trattativa contrattuale, ha - come gli altri - commesso errori di valutazione, ma soprattutto negli ultimi anni è stato fondamentale nella costruzione di squadre che hanno vinto scudetti e coppe formando ottimi tecnici.  
Di questa storia mi ha sorpreso esclusivamente la tempistica: un dirigente esperto come Marotta ha autorizzato la separazione proprio all’inizio della nuova stagione, aggiungendo un elemento di difficoltà al lavoro del tecnico. Dario Baccin, promosso, ha collaborato a lungo con Ausilio, immagino che Beppe lo consideri all’altezza. 
PS. Il verso di De André l’ho citato solo perché mi piace: anche la poesia del calcio è come il canto dei delfini. Non tutte le orecchie possono percepirlo.