
Milik, travolto da un insolito destino
La “scomparsa” di Arkadiusz Milik è una non-notizia che dal maggio 2024 fa notizia persino ad agosto 2025, sulla giostra dei gol di Jonathan David e Dusan Vlahovic. L’eletto e il reietto. Con Randal Kolo Muani tra color che son sospesi. Bei tempi, quando la Polonia affiancava a Robert Lewandowski, tiranno indiscusso del ruolo, Krzysztof Piatek, esploso al Genoa e imploso al Milan, e, appunto, l’”armadius” di Tychy, città birraiola della Slesia. Mancino, centravanti vecchia maniera, di posizione e vocazione, dalle punizioni arcobaleno. Gornik Zabrze, la squadra per spiare la quale il fato immolò Gaetano Scirea, poi Bayer Leverkusen, Augsburg, Ajax, Napoli, Marsiglia e, dal 2022, Juventus: la sua carriera è una mappa di maglie e di garze, così come i crociati e i menischi, i polpacci e i bicipiti femorali che i ferri dei chirurghi hanno conteso ai tacchi degli stopper.
Le ginocchia, già. Materia di studi invasivi in Nazionale, al Napoli e chez Madama. Morale della favola: non un secondo di presenza, nella pancia della stagione 2024-2025. Non uno. Il contratto scade nel 2027 e l’ingaggio copre 1,7 milioni di euro, ma questo è il meno (anche se, per molti, il più). Dal diario di bordo: un suo rigore, dopo lo 0-0 al 90’, diede la Coppa Italia al Napoli di Ringhio Gattuso proprio contro la Goeba, il 17 giugno 2020, sull’onda lunga del Covid, in un Olimpico di Roma mesto e deserto. Era la Juventus di Maurizio Sarri, detto “C’era Guevara”.
Il rilievo rinfocola i misteri. Veniva, il polacco, da periodi un po’ così, ma lontani, lontanissimi dal calvario recente. Aveva distribuito reti cruciali - a Cremona, in un derby, nella semifinale-bis di Coppa Italia con la Lazio di Igor Tudor, a proposito di croati e crociati - e si era macchiato di un rosso al 18’ di Juventus-Empoli 1-1 del 27 gennaio 2024, episodio che avrebbe azzoppato il corto muso di Massimiliano Allegri e sabotato una caccia all’Inter che, lì per lì, romanzesca non sembrava.
Milik ha 31 anni. A luglio, in palestra, lo sfregio estremo: ferita lacero-contusa alla tibia destra. Bazzica il lazzaretto della Continassa, “sano” immaginario, dato per recuperato almeno una dozzina di volte e sempre, implacabilmente, rispedito in corsia, prigioniero di terapie e agonie. Avranno sbagliato i medici? Avrà peccato lui? Sarà stato l’accanimento del destino? Rimane la percezione fantasmatica di un “seducente” bomber in bilico perenne tra ultima sfida e ultima sfiga.
E dal momento che non c’è limite al grottesco, Thiago Motta - sì, il cittadino del mondo sedotto dall’armonia storica di Sutri, nei pressi di Viterbo - tra campionato e Champions non ebbe in rosa che un bomber, Vlahovic. Fino, bontà “loro”, al Kolo Muani di gennaio e all’esonero di marzo. In compenso, pur fuori dall’Europa per squalifica, il Feticista labronico aveva potuto alternare il serbo, Moise Kean e un Milik eccezionalmente mobile.
Siamo di fronte a un “percorso netto” alla rovescia che stupisce e colpisce, a un caso che ha pochi eguali negli schedari sportivi. Non dobbiamo mai sospettare per timore, ma non dobbiamo mai aver timore di sospettare. Ammesso che basti a capirci qualcosa.
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