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Juve, manca un vero centravanti

Leggi il commento sui bianconeri dopo il successo casalingo contro il Genoa
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 07.04.2026, 07:59

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È bastato così poco alla Juve per mettere sotto il Genoa che forse ha pensato di aver chiuso la partita dopo meno di venti minuti, un anticipo tanto largo da consentirle una partita meno complicata del previsto. La Juve ha vinto, però se è vero quel suo pensiero sta facendo male i conti con se stessa. Primo tempo spavaldo, brillante, in avvio perfino dominante, ma nel secondo sono affiorati di nuovo i problemi, non gravi ma poco rassicuranti, delle ultime giornate. La squadra di Spalletti non è proprio al massimo della condizione, non ha energia a sufficienza per tenere un buon ritmo per 90 minuti. E’ partita forte, fortissimo, poi ha rallentato e infine si è quasi fermata. Ha le gambe pesanti e forse anche la testa. A un quarto d’ora dalla fine Di Gregorio, respingendo il rigore di Martin, l’ha salvata da un rischiosissimo arrembaggio finale.

 

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È troppa la differenza fra la prima e la seconda Juve di questa partita. Una squadra che ha comunque chiaro in testa il suo obiettivo e soprattutto la voglia di non farselo sfuggire, quando cala sul piano fisico e atletico deve quanto meno gestire il gioco, deve far girare palla magari con lentezza ma senza perdere le distanze, senza disunirsi, specialmente se davanti si ritrova un avversario di inferiore livello tecnico come il Genoa. Invece la Juventus ha lasciato l’iniziativa alla squadra di De Rossi e non ha mai trovato un’idea per arginare lo scatenato Baldanzi, che ha messo in crisi la difesa bianconera. Irrompere in partita e non entrarci nemmeno, questa è stata la differenza fra Juve e Genoa nei primi 45 minuti. I risultati del sabato e della domenica avevano avuto un effetto opposto sulle due squadre almeno a inizio gara.

La batosta della Roma a San Siro nel giorno di Pasqua e il pareggio del Como a Udine durante il pranzo di Pasquetta si sono trasformati in energia pura per la Juve che poteva staccare i giallorossi e portarsi a -1 dal quarto posto del Como, come in effetti è accaduto. Al contrario, le cinque sconfitte delle ultime cinque della classifica avevano rilassato il Genoa fino a renderlo innocuo e fin troppo accomodante. La Juve ha si è disconnessa dalla partita dopo 48 minuti, quando David ha centrato il palo. Siamo al solito discorso: David ha fatto capolino solo in quell’occasione, il resto del suo contributo in zona-gol e al gioco della squadra è stato pari a zero. Appena è entrato Milik si è vista la differenza. Spalletti continua a giocare senza centravanti, deve inventarsi una volta Yildiz, una volta Boga lì in mezzo all’attacco, ma è una faticaccia. Parlano tanto di calcio posizionale, definizione moderna che piace a intere generazioni di prime e secondi voci tv e anche a qualche allenatore, ma quando ti manca il centravanti di ruolo, lo specialista dell’area di rigore, sai dove la mandi la posizione... Per l’ex ct questa assenza è diventata sempre più un handicap. I tifosi aspettavano Vlahovic nel secondo tempo, ma si è fermato di nuovo quando stava per entrare in campo. A parte il Milan, a nessuna delle altre squadre in zona-Europa manca un centravanti vero. Per la corsa in Champions può pesare.

 

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