© Getty Images

L’evoluzione di Isaksen

Leggi il commento sul talento e sul lavoro svolto dall'esterno danese
Stefano Chioffi
Stefano Chioffi

4 min

Pubblicato il 10.03.2025, 11:29

LazioLazio Tutte le notizie sulla squadra

L'evoluzione di Isaksen è la somma di un lavoro svolto con fiducia e coerenza. Era un talento promettente e discontinuo, adesso è un giocatore in grado di incidere: cinque gol tra campionato e coppe, sei assist, 87% di passaggi riusciti, ventotto tiri, quasi undici chilometri a partita. Non ha ancora completato la sua crescita, il percorso prevede altre tappe, ma la Lazio ha capito che un’idea di mercato si sta trasformando in un patrimonio. Nella notte di Plzen si è inventato un gol che sembrava uscito dalla collezione di Allan Simonsen, l’unico danese premiato con il Pallone d’oro, attaccante versatile, due Coppe Uefa con il Borussia Mönchengladbach di Berti Vogts e una Coppa delle Coppe con il Barcellona di Udo Lattek, una carriera da 255 reti tra il 1971 e il 1989. Eleganza, istinto, una magia di sinistro all’incrocio dei pali contro il Viktoria. Isaksen è la sintesi della nuova filosofia aziendale della Lazio, concentrata sullo scouting per ricreare una generazione ambiziosa dopo l’epoca dominata da Immobile, Milinkovic, Luis Alberto e Felipe Anderson. Era stato scoperto da Fabiani alla fine del 2022 nel Midtjylland: segnò a Provedel all’Olimpico e nella sfida di ritorno alla Mch Arena. Nell’estate del 2023, festeggiata la qualificazione in Champions, Sarri spingeva per Berardi, lo considerava un regalo meritato. L’origine di attriti e incomprensioni. La Lazio era contraria a spendere quasi quaranta milioni per un calciatore di trent’anni. Con un terzo dei soldi aveva deciso di puntare su un’ala più giovane, classe 2001, in grado di richiamare l’interesse del Psv, del Milan e del Feyenoord.

Isaksen si è sempre distinto per il dribbling stretto e i cambi di direzione. Nella Lazio ha percepito anche l’importanza della fase difensiva. Sarri è stato il primo a chiedergli di pedalare in copertura. Felipe Anderson ha rappresentato un riferimento prezioso per Gustav, che ha studiato il brasiliano per trovare un compromesso tra fantasia e sacrificio. Baroni l’ha aiutato in questo processo di maturazione. Gli ha dedicato tempo, non solo sugli schemi e sulla tattica. Il problema nasceva da un’autostima che Isaksen faticava a nutrire. Un contrasto perso, fino a qualche tempo fa, era una sconfitta che gli toglieva subito sicurezza. Ora non si smarrisce, ragiona in modo differente, un pallone che gli viene sfilato diventa l’occasione per mettersi al servizio dei compagni. Ala classica, ma anche terzino: offre un aiuto costante sulla fascia destra a Marusic e Lazzari.  

Ha imparato a curare i dettagli, a dare valore a ogni situazione. Nella partita con il Milan, durante il recupero, si è procurato il rigore della vittoria firmata da Pedro, provocando l’espulsione di Maignan. A Plzen ha ipotecato l’ingresso ai quarti di Europa League all’ultimo minuto. Le risposte di Isaksen hanno ricompensato la Lazio e Baroni. Affetto e pazienza non sono mai mancati. A gennaio era emersa la possibilità di cederlo al Bologna, al Celtic o all’Olympiacos e di sostituirlo con Ngonge del Napoli. Ragionamenti e telefonate. Ma a Formello non hanno fatto prevalere il desiderio di rientrare dei dodici milioni investiti. Attendere i progressi del danese si è rivelata una scelta corretta: una mossa che potrebbe garantire in prospettiva anche una ricca plusvalenza. 

Guarda la gallery

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario