Lazio, bellezza e maturità

Leggi il commento al momento dei biancocelesti, dopo l'annuncio del ritorno di Maurizio Sarri
Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

3 min

Pubblicato il 03.06.2025, 08:05 (Aggiornato il 03.06.2025, 10:26)

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Maurizio Sarri e la Lazio. Una storia non banale. Gli basteranno dodici partite in panchina per farlo diventare il club cui è stato più fedele. Superando persino il “suo” Napoli. Un dato che rende l’idea. Non è un caso che nel video di presentazione il club abbia riportato la sua frase sulla «lazialità che ti entra dentro». Si ritrovano dopo un anno di pausa di riflessione. Rimpianto da una parte della tifoseria che imputò ai vecchi senatori le frizioni che mandarono fuori giri il gruppo. Claudio Lotito è tornato dall’uomo che conquistò un secondo posto, sia pure a distanza siderale dal primo, e che raggiunse gli ottavi di finale di Champions con quella gara di ritorno a Monaco di Baviera che segnò un ulteriore passaggio nella separazione tra l’ambiente e Ciro Immobile. Sia Lotito che Sarri sono tornati sui propri passi. Solo una volta, con l’attuale presidenza, la Lazio ha richiamato lo stesso allenatore. Era successo con Reja che traghettò i biancocelesti da Petkovic a Pioli. La meteora Bielsa non la consideriamo sufficiente per parlare di ritorno di Inzaghi. Anche per Sarri è una prima volta. Ha allenato diciannove squadre e non era mai successo che tornasse sul luogo del delitto. È stata la scelta più intelligente dopo l’addio a Baroni. Una scelta che è al tempo stessa identitaria e ambiziosa.

Non sempre ha senso navigare controcorrente. E poi l’ex Comandante ha voglia di rivincita. Lo scorso anno non ha digerito l’esclusione da parte di Milan e Fiorentina. Lo disse o comunque lo fece capire. Non ha compreso come mai la Serie A decise di lasciarlo ai margini. Fermo a casa. Sul divano. La seconda Lazio è una sfida anche per lui. Perché sì, il calcio sta andando nella direzione che tracciava e batteva dai tempi dei campi di provincia. Ma il football si evolve rapidamente. Il suo tiqui taca vertical, che L’Equipe elogiò quasi dieci anni fa, oggi è quasi pane quotidiano. La Lazio per lui sarà anche questo, l’occasione per dimostrare che pure i Sarri sanno cambiare, in campo e fuori.

Limare quegli atteggiamenti che lo hanno fatto amare dai tifosi old style ma che probabilmente lo hanno limitato. Se non danneggiato. E rendere più contemporanee le sue idee. Con Sarri e Gasperini, la Roma del football si candida a essere avanguardia del sistema Italia. E a dimostrare che si può essere avanti nonostante la carta d’identità. Lui e Lotito, invece, si sono dati una seconda chance. Se la giochino con maturità.

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