
Lazio, il sarrismo corretto
Ci fu un momento in cui Eugenio Scalfari, inventore e direttore di “Repubblica”, si schierò apertamente con Ciriaco De Mita, segretario allora della Democrazia cristiana. Non proprio in linea con il pensiero suo, del suo giornale e di gran parte dei suoi redattori. Scalfari spiegò che De Mita incarnava il ceppo liberale della Dc, che con lui il dialogo con la sinistra sarebbe stato più facile e costruttivo e che, insomma, “andatevi a leggere Paulo Coelho”. Chiese un foglio di carta dove scrisse in stampatello: “Chi desidera vedere l’arcobaleno deve imparare ad amare la pioggia”. Non so se Sarri abbia letto Coelho, comunque l’aforisma dello scrittore portoghese illustra chiaramente il momento suo e della nuova Lazio. Tanto di cappello al Comandante, al suo coraggio di correggere la sua rotta abituale. Lui, con quella faccia un po’ così, occhiale sulla fronte e cicca in bocca a sbianchettare il sarrismo, ritenendolo poco congeniale alla sua attuale ciurma.
Presa con insospettabile filosofia la fregatura del no-market, ha provato a proseguire nel suo credo con quel che il convento gli passava. Risultato: costruzione del gioco farraginosa, troppe palle perse a centrocampo, Castellanos isolato laggiù a sognare la trasvolata oceanica. Eh no. Per tessere una tela con passaggi fitti fin dalla propria area di rigore (sarrismo) ci vogliono piedi buonissimi, una giocata sbagliata regala campo e opportunità agli avversari. La Lazio che gli è stata consegnata non ruba l’occhio per tecnica e tocchi vellutati; è composta da buoni giocatori che producono il meglio con la corsa e la rapidità. Sarri – testone, talebano, ma non certo fesso – prende il suo modello e lo sottopone a un bel restyling.
Como ha dato l’ultima spallata alle proprie convinzioni, specchiandosi nell’ex allievo Fabregas che lui sì, con Nico Paz, Da Cunha, Perrone, Valle, Rodriguez, può mettere in campo un sarrismo vincente. Restyling che comincia dal portiere: pochi appoggi ai difensori, lanci lunghi a saltare il centrocampo. Per questo meglio Provedel, ha il piede più educato di Mandas. Ai centrocampisti raccomanda di non portare palla, verticalizzare subito e accompagnare i quattro di fascia che devono sgommare e provare il dribbling. Convergere al centro. Contro il Verona, Rovella ha sveltito l’azione e indovinato imbucate geniali, Guendouzi è andato in gol. Belahyane mezz’ala anziché play, niente male: forse un’altra felice intuizione di un allenatore che nelle difficoltà sembra divertirsi a sperimentare nuove soluzioni. A Reggio Emilia avremo la verifica del sarrismo riveduto e corretto. Che potrebbe rivelarsi la mina vagante del campionato.
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