Maurizio Sarri, il resiliente
È una storia di resilienza, la seconda avventura di Maurizio Sarri alla Lazio. Di capacità di assorbire colpi senza andare al tappeto. Il Comandante sta dimostrando di saper essere anche un ottimo incassatore. E si è messo lì, in trincea, a farsi forza e a infondere coraggio ai suoi. «In altre società, dopo quello che è successo, me ne sarei andato», ha detto ieri. Ma dalla Lazio no. «Qui ho avuto forti remore a farlo».
Non nomina mai Lotito, lo tiene lì sospeso. Il presidente è il convitato di pietra di ogni dichiarazione del tecnico toscano. Che sta ben attento a scindere l’analisi della situazione societaria dalle potenzialità del gruppo con cui lavora giorno per giorno. Perché i suoi non vuole demoralizzarli.
Sta lì, come starebbe qualsiasi persona che si è sentita tradita. «Mi hanno fatto firmare il contratto, poi ho saputo che il mercato era bloccato». Ma non abbandona la nave. Anzi. Carica gli uomini. Li elogia per il comportamento in allenamento. Per quello che stanno dando. Per i progressi che lui nota quotidianamente. La situazione non si può cambiare. E allora tanto vale provare a cercare qualche aspetto positivo e sfruttarlo.
E l’aspetto positivo può essere proprio sottolineare le oggettive difficoltà e rimarcare che nonostante la strada in salita - masochisticamente frutto del fuoco amico presidenziale - il gruppo sta dando molto e può persino migliorare. La storia dello sport è zeppa di squadre che hanno offerto il meglio di sé in condizioni complicate. La nostra Nazionale ha vinto due Mondiali in questo modo.
Sarri sta dimostrando di non essere, o non essere più, il brontolone, il lamentoso: figura cui spesso - non senza ragioni - è stato associato. Adesso è in ballo e di tirarsi indietro non vuole saperne. Non arretra di un millimetro nel denunciare il responsabile di questa situazione ma allo stesso tempo prova a tenere alto il morale delle truppe. Lo comunica con il suo linguaggio colorito («nonostante le bestemmie giornaliere»). Non gli si può negare di essere sé stesso. “Quello che non ti uccide, ti fortifica”. Sta ripartendo da qui. Da un concetto attribuito a Nietzsche. Manca ancora tanto al mercato di gennaio. Due mesi e mezzo sono una vita. Il Comandante sta provando ad arrivare a quell’appuntamento nelle migliori condizioni possibili. Anche per mettere ancor più in difficoltà chi ha e avrà la responsabilità di prendere decisioni per il futuro della Lazio.
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