
Lazio, un segnale per la coppa
Se Napoli doveva essere un test per la sfida all’Atalanta, Sarri può partire per Bergamo col sorriso sotto gli occhiali. Una Lazio così brillante e padrona non poteva neanche lui immaginarla, perfetta nello svolgere il compito assegnatole, pur se favorita dal gol segnato dopo appena sei minuti. Le cifre, impietose per il Napoli che non ha mai colto lo specchio della porta avversaria, dimostrano lo straordinario dominio della squadra romana, che può addirittura dolersi del risultato troppo stretto: un rigore parato, almeno quattro occasioni fallite per poco oltre ai due gol, 12 tiri nella casa di Milinkovic-Savic (un nome da pronunciare sottovoce per non riaprire una ferita nei tifosi biancocelesti). Il Maradona certamente porta fortuna al suo ex allenatore: è la quarta volta consecutiva che la Lazio vince a Fuorigrotta. La vittoria precedente, l’8 dicembre del 2024, era stata anche l’ultima sconfitta interna del Napoli.
La versione corretta del sarrismo ha visto a Napoli la sua migliore espressione. Compattezza e contropiede verticale sfruttando la velocità di Zaccagni, Cancellieri, Noslin. Giustamente Sarri non vuol sentir parlare di gioco all’italiana o peggio di catenaccio. Il nuovo corso del sarrismo, suggerito dalle caratteristiche dei suoi giocatori, è stato chiaramente spiegato al Maradona, con un centrocampo che si applica nel recupero come nella costruzione, una difesa che lancia spesso all’attacco i due terzini. Tavares ma anche Lazzari sono arrivati spesso al cross ma anche al tiro. Due parole in più sul portoghese: ritrovando forma e fiducia sa spaccare le partite senza venir meno ai doveri di marcatura, come il voto basso a Politano può dimostrare. Zappacosta non avrà vita facile.
A consentire la vita loca dei due difensori laterali ha contribuito il 10 in condotta dei due centrali che hanno ridotto a comparse spauracchi come Hojlund e McTominay. Clamorosa la partita di Gila, prototipo del centrale moderno, con le sue galoppate fino al fianco dei centrocampisti senza concedere nulla agli attaccanti nemici. Difficile trovare nel nostro campionato un difensore del suo valore, difficile negare che lo spagnolo sarà un crac del prossimo mercato, difficile che Lotito non si stia sfregando le mani. Ripeto, in vista di Bergamo le indicazioni sono tante e confortanti. Nel suo libricino Sarri avrà certamente sottolineato il nome di Noslin, che nella lotteria delle punte ha scavato un margine piuttosto netto con i concorrenti. Così come Taylor si è confermato insostituibile (assist perfetto per il primo marcatore) e Cancellieri può aver messo una pulce nelle decisioni dell’allenatore che ha voluto risparmiare la fatica a Isaksen. Molto buona anche la prova di Basic che dovrebbe avere superato Dele-Bashiru nel duello per un posto in mediana.
Concludo. La Lazio avrà assistito ieri sera alla partita dell’Atalanta con animo più sollevato. Napoli ha rilanciato, se non una classifica ormai definitivamente compromessa, la convinzione di potercela fare a mettere una toppa su una stagione deprimente. Già, ma se la Lazio era o poteva essere questa, come mai si è svelata soltanto alla fine dei giochi?
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