La grande tristezza

"Hanno scritto le grandi penne che non bisognerebbe mai tornare dove si è stati felici. Sarri l’aveva mai letta questa?": il commento di Cristiano Gatti
Cristiano Gatti
Cristiano Gatti

3 min

Pubblicato il 23.05.2026, 09:27

LazioLazio Tutte le notizie sulla squadra

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, ma certi sarebbe meglio che se ne stessero dove sono e non tornassero più. Poi c’è sempre la filosofia delle minestre riscaldate eccetera eccetera. Quella di Sarri con la Lazio è una storia che finisce così, nella penombra della malinconia, partita contro il Pisa retrocesso, tremila in tribuna, un irrespirabile sentore di rabbia e rancori. Le parti si rinfacciano di tutto, non è nemmeno il caso di tentare riconciliazioni estreme, perché non c’è più nessuno da riconciliare. È finita davvero, ma finisce nel modo più penoso, in un modo che neppure gli sceneggiatori decadenti e tenebrosi avrebbero immaginato. Riesce a finire peggio di quel 12 marzo 2024, quando Sarri diede le dimissioni dopo tre anni e Lotito si sentì in dovere di svelare la vera verità, «Sarri ha capito che non riusciva più a governare lo spogliatoio».

 

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Lazio, passione svanita

E certo finisce molto peggio di come tutti quanti avrebbero immaginato questa seconda volta, presentata dallo stesso allenatore (fumatore, collaudatore di tute) con parole vagamente enfatiche: «Sono tornato perché il percorso non era stato completato e non potevo lasciare il popolo nel momento in cui ha un problema». Nemmeno un anno dopo, nel gelo di uno stadio semivuoto quanto la classifica, c’è da chiedersi dove sia finito quel suo popolo. La risposta è di un’evidenza solare: passione svanita. Dopo la passione di solito matura l’amore più vero e più profondo, così si dice, ma succede anche che maturi l’indifferenza, se non il risentimento. E’ questo il caso.

"Un velo pietoso su questo strampalato revival"

E se stavolta qualcuno riesce ancora a immaginare un nuovo domani, un altro ritorno, al grido strappalacrime mai dire mai, allora si può credere che gli asini volino e che la Santanchè sia un ministro. Eppure la prima volta era successo qualcosa di bello: dopo il ciclo Inzaghi, piazzamento Europa League e Ciro Immobile capocannoniere. Secondo posto l’anno successivo, in una chiara escalation di puro sarrismo. Invece. Velo pietoso su questo strampalato revival. Poteva andare meglio, doveva andare meglio. Il popolo aveva bisogno e Sarri è tornato per il popolo. Non c’è più Sarri e non c’è più il popolo. C’è sempre Lotito, ma nessuno se la sente di giurare che sia una consolazione. E così sia. Hanno scritto le grandi penne che non bisognerebbe mai tornare dove si è stati felici. Sarri l’aveva mai letta questa? 

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