
Lazio, in viaggio per la maglia
Per sentirsi a casa, la Lazio deve andare a quattrocento chilometri da casa. Lì, nello stadio del Sassuolo, sentirà il sospiro e le carezze di diecimila tifosi, ormai faticando a riconoscerli, perché l’ultimissima versione di Grande Lazio risulta mutilata di tifoseria casalinga, data la ben nota protesta aventiniana contro Lotito. È la corsa scudetto, o quel che sarà, più surreale degli ultimi anni: la capoclassifica gioca nel vuoto pneumatico e assordante del proprio stadio desertificato. Gattuso sta girando un film capolavoro senza audio. Ma a quanto pare non c’è vittoria e non c’è primato che possano cambiare le cose: i tifosi non vogliono più essere consumatori di uno spettacolo che li considera solo consumatori, in altre parole bancomat. Rotto il legame affettivo e sentimentale con la società, ciascuno per la sua strada: Lotito gioca a Roma nel silenzio, non un solo euro deve entrargli in tasca dalla platea dei clienti. Botteghino triste solitario y final. Ma è tagliato il cordone con la proprietà, non con le ragioni del cuore. La Lazio va a Reggio Emilia provando a restare in testa per un’altra notte e la sua gente normalmente verserà euro nelle casse del Sassuolo, padrone di casa. Non è in discussione l’idea di spendere per la Lazio, è in discussione l’idea di ingrassare Lotito.
Ha una logica tutto questo? Bisognerebbe ricostruire una storia troppo lunga e complessa, certo anche cattiva, ma il risultato è evidente: la più assurda e inestricabile situazione dell’intero campionato italiano, che pure di situazioni complicate tra tifosi e società ne colleziona diverse.
Lazio sempre vincente in trasferta
Per andare avanti, serve l’indistruttibile tenacia di un tipo alla Gattuso, capace come un filosofo stoico di sublimare la prova più ardua, perché più è ardua e migliori di diventa. Giocare e perdere in uno stadio vuoto è quasi meglio, ma giocare e vincere nel frastuono muto del deserto può persino dare vertigine. Sono richiesti nervi saldi e uno sguardo fermo verso l’obiettivo, privo di sorriso come si presenta Gattuso in questa fase iniziale del miracolo. Oppure bisogna farsi bastare quello che resta, cioè giocare in casa fuori casa. Per cui: se davvero il dodicesimo uomo in campo incide sul risultato, la Lazio è oggettivamente più temibile in trasferta che a Roma. Difatti, fuori casa finora ha sempre vinto. Poi nessuno può sapere quanto e come durerà questo incantesimo stravagante. Se la Lazio comunque farà un grande campionato nell’Olimpico sgombro e desolato, sarà doppia impresa (doppio premio non è il caso di sognarselo, non in una gestione Lotito). Se così non sarà, ai tifosi comunque andrà un trofeo strambo e prestigioso: lo scudetto della folle coerenza.
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