Il senso della realtà
Max Allegri non è mai stato un sognatore. Ha inseguito, dall’inizio della sua carriera di calciatore e più quella di allenatore, traguardi concreti e in particolare alla sua portata. Una sola volta viaggió in tournée estiva col Milan di Capello dopo aver frequentato il Pescara di Galeone o il Perugia, non proprio il Real Madrid. Così, da quando è tornato nel villaggio di Milanello da allenatore per rifondare un club che viaggia a vista, mai si è lasciato condizionare dall’entusiasmo precoce di tifosi e giovani cronisti e ha sempre puntato dritto all’obiettivo dichiarato della Champions conoscendo la cifra tecnica dei suoi e la qualità indiscutibile della concorrenza più accreditata come Napoli (scudetto vinto) e Inter (finale di Champions guadagnata dopo aver saltato Bayern e Barcellona).
Allegri mantiene la bussola
Oggi qualche collega lo sfotte amabilmente per ingigantire i propri meriti ma è impossibile scovare una sola frase o addirittura uno sfogo in privato di segno contrario. Alla luce di quel che gli accade intorno, Allegri continua a mantenere la stessa bussola. E la sua strategia è rimasta quella degli italiani di un tempo: un passo alla volta. Tradotto: prima un posto in Champions da conquistare ancora e poi la regia condivisa del prossimo mercato che è la seconda conquista preparata in questi giorni complicati dalla sconfitta con l’Udinese grazie a una serie di incontri, colloqui e propositi con Tare il ds e poi Giorgio Furlani ad e capo azienda. «Si può arrivare in Champions anche all’ultimo turno di campionato» la spiegazione didascalica che ha un sapore speciale di avviso ai naviganti.
Allegri e la comfort zone
Dopo la sconfitta di Napoli si fecero prendere dalla frenesia collettiva di voler voltare pagina e con l’Udinese cambiarono sistema di gioco violentando abitudini consolidate ed esponendosi così alle ripartenze dei friulani, ieri piegati in casa dal Parma. Nei giorni scorsi i colloqui con il management rossonero son diventati più fitti e forse anche più approfonditi a tal punto che le foto pubblicate dal club hanno segnalato quella sinergia recuperata che è forse il segnale più importante da far passare nelle ore in cui la narrazione sulla panchina della Nazionale è diventata meno ossessiva.
«Nel mio dna non c’è la voglia di cambiare», la frase a corredo del proprio temperamento. Qualche anno fa neppure l’invito del Real Madrid riuscì a schiodarlo dalla sua comfort zone. Ecco perché bisogna ritornare alla sua formazione calcistica per credere alla promessa di ieri mattina.
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