Milan, troppi difetti senza risposte
È vero: non è la prima volta che sotto lo striscione del traguardo l’ultimo Milan ha cominciato a balbettare, a perdere slancio e fiducia, a perdere punti, specie nel suo stadio e a compromettere il presente fino a perdere la Champions in modo clamoroso e fragoroso. Fa un rumore enorme la sconfitta di ieri sera.
Milan, la conferma di un temperamento fragilissimo
Basterebbe riepilogare gli snodi della passata stagione per trovare una conferma pubblica del temperamento fragilissimo: 1) ai play off di Champions riuscì a complicarsi la vita con il Feyenoord (espulsione di Theo Hernandez dopo il gol lampo di Gimenez, proprio come ieri sera; ndr) e uscì dalla coppa prestigiosa; 2) sceso in Europa league, al cospetto della Roma di De Rossi, non ebbe una sola occasione per guadagnarsi la qualificazione perdendo andata e ritorno; 3) la finale di coppa Italia, conquistata col secco 3-0 sull’Inter, finì dalla parte dei rivali senza il bisogno di una prova super. È un vecchio difetto, allora, che torna a condizionare questo Milan giunto all’ultimo chilometro della corsa Champions con la possibilità concreta di saltare l’ultimo ostacolo.
Milan, quel clamoroso deficit di personalità di alcuni giocatori
Bisogna nell’occasione, aggiungere un altro clamoroso deficit che riguarda anche la personalità di alcuni esponenti, rimasti prima al riparo dei risultati del girone d’andata. Per esempio, in assenza di Modric, guida spirituale e calcistica, le amnesie di Jashari o la cifra tecnica ridotta di Ricci hanno aperto qualche varco di troppo proprio dinanzi a quella difesa rimasta per molto tempo la migliore del torneo. E invece capace anche nella serata di San Siro di prendere gol al primo calcio d’angolo per una disattenzione personale (Gabbia) e collettiva che non ha bisogno di una spiegazione scientifica. Qui si tratta anche di panico.
Milan, stavolta non si può nemmeno invocare la contestazione
Ma sarebbe incompleto l’esame di questa notte disastrosa se non si facesse riferimento al copione calcistico del Milan espresso soprattutto dal gol lampo fino al pari di Borrelli e poi nella fase successiva quando è stato il Cagliari a prendere l’iniziativa e a sfiorare il 3-1. I precedenti targati 2026 del Milan a San Siro hanno una spiegazione evidentissima: appena tre i successi conquistati prima di ieri sera (Lecce, Verona, Torino) a dimostrazione di una tendenza pericolosa che può essere giustificata in parte dalla crisi del gol (Leao e Pulisic a secco) ma che non racconta interamente la sequenza fallimentare.
E questa volta non possono nemmeno invocare la contestazione del pubblico amico perché la curva sud, al netto della contestazione andata in onda prima di cominciare, poi ha cantato e sostenuto i rossoneri fino all’ultimo respiro, fino all’ultimo insignificante tentativo di guadagnare almeno un pareggio. È vero: l’attacco ha fatto ancora una volta flop, è vero sono intervenuti tutti dalla panchina, ma anche il calcio esibito subito dopo l’1-0 promettente deve porre qualche quesito allo stesso Allegri e al suo staff tecnico che escono malconci dalla serata.
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