Milan, inquietanti analogie
Domenica sera, a San Siro, Igli Tare non è stato l’unico a schizzare in piedi al gol di Saelemaekers arrivato dopo 2 minuti di Milan-Cagliari quale promettente incipit di una serata diventata poi un autentico incubo. Un paio di fila più sopra, sempre in tribuna d’onore a San Siro, lo stesso scatto ha visto come protagonista Adriano Galliani, ancora oggi identificato come il braccio destro operativo dello storico ciclo di successi berlusconiani e amico personale di Max Allegri.
La strategia di Cardinale e Ibra
La spiegazione dell’altrui gelo mostrato dallo stato maggiore rossonero è arrivata dalla ricostruzione degli scenari approntati da Cardinale e Ibra: in caso di successo (o anche di pareggio per scavalcare il Como) sul Cagliari, il contratto di Allegri sarebbe diventato più ricco (da 5 a 6 milioni) e più lungo (di un anno) così da impedire il “piazza pulita” dimezzandone la portata (via Furlani e Tare) e rinviando di almeno un altro anno la rivoluzione calcistica andata in onda lunedì pomeriggio. Per questo motivo non deve certo stupire l’emozione tradita da Tare ieri mattina a casa Milan quando ha liberato il suo ufficio al terzo piano portandosi dietro il quadro con la maglia rossonera a lui dedicata. Aveva le lacrime agli occhi. E non è un caso se gli striscioni dei tifosi, pubblicati sui cancelli di San Siro, hanno preso di mira Ibra assolvendo sia il ds che il tecnico, ieri passato da Milano prima di volare a Pescara per partecipare alla cerimonia in ricordo di Galeone.
Tare e Allegri, la perfetta sintonia sul lavoro
Che i due, Tare e Allegri, avessero raggiunto negli ultimi mesi una perfetta sintonia sul lavoro, lo testimoniano una serie di episodi riferiti alle due sezioni di calcio-mercato. Durante quella estiva 2025, in occasione dell’estenuante braccio di ferro col Bruges per la trattativa Jashari, Max suggerì ai suoi dirigenti di abbandonare la pista (“lasciatelo perdere”) per dedicarsi ad altri profili, forse più utili visto che nel frattempo Modric aveva detto sì. A Tare, intervenuto nella trattativa a scelta fatta (Ibra e Moncada) per utilizzare la conoscenza di un agente albanese, fu poi messo sul conto il costo dell’operazione e il rendimento giudicato ora insufficiente con responsabilità dello staff tecnico.
Il retroscena sul mercato invernale
Sempre Tare è stato testimone oculare del colloquio avvenuto a novembre tra Allegri e Furlani durante il quale Max chiese un rafforzamento mirato (3 pedine) attraverso la finestra di gennaio 2026 avendo intuito che la squadra in quel periodo stava “iperperformando” (viaggiava tra primo e secondo posto). La risposta del club fu: non ci sono risorse. Così a gennaio arrivò Fullkrug finito ko alla prima esibizione di Firenze (dito del piede fratturato) salvo scoprire a fine gennaio che c’era la possibilità di prendere Mateta con una spesa di quasi 35 milioni, poi rispedito al mittente dopo una visita medica accurata. E anche qui le analogie inquietanti con il finale amaro dell’ultima stagione juventina di Allegri è sotto gli occhi di tutti.
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