Milan, il pranzo delle beffe

Prima della partita contro il Cagliari una tavola con una lista di commensali ricca di presagi
Pippo Russo
Pippo Russo

4 min

Pubblicato il 28.05.2026, 10:01

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Certe notizie hanno più significato col passare dei giorni. Vale così per quella messa in rete da Sport Mediaset alle 19.24 di domenica, cioè a poco più di un’ora dalla gara tra Milan e Cagliari che metteva in palio la partecipazione della squadra rossonera alla Champions League. Il testo riferisce di un pranzo tenuto nelle ore precedenti, la cui lista di commensali suona retrospettivamente gonfia di presagi: il patron rossonero Gerry Cardinale, il consigliere d’amministrazione Massimo Calvelli e il senior advisor Zlatan Ibrahimovic. Cioè, i componenti di quella che dopo ventiquattro ore sarebbe diventata la nuova trojka governativa milanista. 

I piani di epurazione erano già pronti

La cronaca riferisce che a fare da corollario a tavola c’erano anche la brand officer Francesca Montini e un incauto Geoffrey Moncada. Con quest’ultimo che, visto come è andata, può dirsi fortunato di non essere stato passato per la mazza da baseball come in quella scena de “Gli intoccabili”. In questo senso, parecchio più avveduto è stato Giorgio Furlani che a quella tavola non si è presentato. Almeno il pranzo delle beffe se l’è risparmiato, tanto più che aveva ben chiaro quale fosse il menù: un rimescolamento societario che, come riferisce il testo di Sport Mediaset, avrebbe messo in discussione la sua posizione anche nel caso di qualificazione in Champions. I piani di epurazione erano già pronti, insomma. E certo, un inciampo della squadra rossonera contro il Cagliari ne avrebbe grandemente aiutato la realizzazione. Che dunque fosse anche wishful thinking? Per carità, non ci permetteremmo mai di ipotizzarlo. Perché quel pranzo era nulla più che una riunione informale di RedBird, mica un’assemblea di birds appollaiati in cima al traliccio del telegrafo. 

 

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Promozione postprandiale per Ibrahimovic

Poi sappiamo come è andata. Con un terremoto tecnico e societario, sancito attraverso un comunicato firmato RedBird Capital Partners anziché A. C. Milan (ah, lo stile) che avrebbe potuto essere stato scritto a penna su un tovagliolo di carta del dopopranzo. E con la promozione postprandiale di Calvelli e Ibrahimovic. In particolare, lo svedese spicca per funambolismo. Soltanto un anno fa, come se fosse Maduro, veniva frettolosamente esfiltrato da un suo fallimento, ancor più inequivocabile di quello realizzato domenica scorsa. E durante questo anno passato sul trespolo è stato sottoposto a un’operazione di smacchiatura reputazionale dalla portata simile a una ricostruzione dell’imene. Adesso è di nuovo pronto a riedificare le grandezze rossonere. Ma non subitissimo. Perché, come raccontava ieri su queste pagine il prode Antonio Vitiello, per un mese e passa se ne starà negli Usa a commentare i Mondiali. Un cimento utile quantomeno per trovare una risposta all’interrogativo da mesi insoluto nelle migliori scuole di Management: «Ma precisamente, di cosa cazzo si occupa un senior advisor?».

 

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