Milan, ora servono le soluzioni
Oggi lunedì 1 giugno è giusto una settimana dopo quel lunedì di fuoco conosciuto dal mondo Milan e dalla decisione di Gerry Cardinale di liquidare l’intera linea di comando rossonera costituita da Furlani (ad), Igli Tare (ds), Max Allegri (con il suo staff) e Geoffrey Moncada (scouting) a seguito dell dolorosissima sconfitta con il Cagliari, la perdita secca della Champions e l’ingresso mesto nell’Europa League, sia pure in compagnia della Juve. La proprietà promise allora che tempo sette-diec i giorni avrebbe sciolto la riserva e presentato il nuovo management.
Il primo contraccolpo: i propositi di fuga
Le prime mosse sul fronte europeo hanno offerto solo qualche indirizzo di massima (Iraola, Rangnick) confermando il proposito di puntare su professionisti di scuola anglosassone e, nel caso del nuovo tecnico di preferire un profilo di orientamento calcistico opposto a quello di Allegri. Infatti la citazione pervenuta in quella occasione fu la seguente: uno alla Fabegras. Le cronache di calciomercato delle ultime ore segnalano che bisognerà attendere ancora qualche giorno prima di conoscere l’identità precisa della nuova governance rossonera. Nel frattempo si può segnalare il primo contraccolpo a questo metodo: e cioè le prime dichiarazioni di propositi di fuga da parte di qualche esponente dello spogliatoio. Che Maignan, il capitano, si sia fatto fin qui il portavoce di un incoraggiamento di bandiera, è molto significativo: vuol dire che la scelta fatta un anno prima da Allegri di confermarlo capitano e di farlo scendere dall’aereo prenotato per Londra (destinazione Chelesa) fu ripagata da un rendimento super grazie al feeling con il preparatore dei portieri di Max Claudio Filippi. Che sia poi intervenuto anche Luka Modric esprimendo un giudizio che fa intuire il suo tormento post mondiale (se proseguire oppure smettere di giocare) è un’altra conferma del famoso motto la classe non è acqua. Modric a Milanello si è inserito perfettamente, la figlia gioca nel settore femminile, ha voglia di restare ma ha bisogno di decidere alla luce delle scelte di cui sopra. Ecco perché bisognerebbe bruciare le tappe.
L'identità del nuovo Milan per avviare l'opera di ricostruzione
Pulisic è un altro caso. Secondo alcune indiscrezioni “capitan America” ha chiesto per il rinnovo contrattuale una cifra non alla portata del Milan (8 milioni). Nei giudizi di Ibra il rendimento scadente avuto dall’attaccante nel 2026 (zero gol) - a cui tra l’altro il ct Pochettino ha addirittura tolto la fascia da capitano - è in parte responsabilità diretta del tecnico uscente e del suo calcio scheletrico.
In questo panorama chi invece è uscito allo scoperto dichiarando conclusa la propria esperienza al Milan è Rafa Leao a cui i tifosi del Milan non hanno mai risparmiato affetto e riconoscenza, solo nell’ultima stagione il rapporto si è logorato per via di una sequenza di prestazioni deludenti al netto della precaria salute fisica (pubalgia). Una sparata del genere oltre che mettere in un angolo il club non tiene conto di almeno due pre-condizioni che governano il calcio-mercato e cioè che ci sia in circolazione un acquirente-amatore pronto a offrire una cifra consistente al Milan (almeno tra i 50 e i 60 milioni) e che tra l’altro riscuota il gradimento dell’interessato il quale, come si sa, non sembra interessato a destinazioni di secondo piano tipo la Turchia. Ecco un altro buon motivo di ricevere al più presto dalla centrale di Redbird e di Ibra l’identità del nuovo Milan perché solo così sarà possibile mettere fine ai propositi di fuga da Milanello e avviare la complicata opera di ricostruzione con un ridotto budget a disposizione e i tanti ritorni dai prestiti che si contano all’orizzonte (da Chukwueze a Bennacer).
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