Ibrahimovic, dentro o fuori

Leggi il commento sull'operato del dirigente del Milan, oggi socio di Cardinale e investitore nel fondo RedBird
Franco Ordine
Franco Ordine

5 min

Pubblicato il 07.06.2026, 09:31

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Si può capire l’amarezza di Zlatan Ibrahimovic. È appena partito per gli Usa, con l’incarico di commentare il mondiale di calcio, e viene puntualmente raggiunto dalle insolenze e dai manifesti dei tifosi che lo considerano uno dei responsabili dell’attuale stallo denunciato dal Milan dopo l’azzeramento del vertice amministrativo e tecnico. Da calciatore, per due volte, è passato da Milanello lasciando una scia di ottimi risultati e di successi, due scudetti in due epoche diverse che hanno alimentato il suo ego gigantesco. Oggi che ha smesso di calzare gli scarpini, Ibra ha imboccato una strada completamente diversa ma non ha ancora fatto la scelta di fondo. È diventato socio di Gerry Cardinale, proprietario del Milan e investitore del fondo RedBird ma nello stesso tempo ha continuato a intrecciare la propria presenza con le vicende calcistiche del Milan.

Il doppio ruolo di Ibrahimovic

Già in passato questo doppio ruolo gli ha procurato feroci critiche e risultati disastrosi. È vero: nella stagione precedente a quella di Allegri, quando si capì che mancava una figura di riferimento societario, lui si prestò a dare una mano alla compagnia senza avere un ruolo definito all’interno del club. Così, presentando prima Fonseca e poi a uno a uno tutti i nuovi calciatori, si intestò indirettamente il mercato e quelle scelte che poi risultarono sciagurate. A Boban dichiarò brutalmente: «Sono il boss!». Si scusò per la comunicazione in ritardo dell’esonero di Fonseca e passò a Conceiçao la cui sequenza al netto della Supercoppa vinta in Arabia fu micidiale: playoff di Champions persi, sfida di Europa league con la Roma persa, finale di coppa Italia col Bologna persa, ottavo posto in classifica finale! Da quel giorno, con l’avvento di Tare e Allegri, Ibra ha provato a uscire di scena, non è mai intervenuto pubblicamente sul Milan partito col piede giusto, piazzato nei primi due posti della classifica salvo farsi vivo a gennaio durante il mercato di riparazione per consigliare Thiago Silva (Max espresse parere negativo) oppure per preannunciare l’arrivo di Mateta poi rispedito al mittente per motivi fisici (doveva farsi operare). È rispuntato dai suoi affari (a Milano ha avviato un’attività con un mega centro di padel) quando la posizione del Milan si è complicata e discutendo a cena con il tecnico è arrivato quasi alle mani.

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Ibra, dentro o fuori

Ibra deve sapere che questo ruolo di “consigliori” è deleterio per lui e per il Milan. Deve fare una scelta definitiva: dentro o fuori. O sta dentro al Milan, occupando un ruolo ben definito, con le responsabilità del caso, oppure resta fuori. Ma non solo fisicamente. Anche materialmente. Dedicandosi ai propri affari e non al Milan perché anche la semplice disponibilità a dispensare consigli all’amico Cardinale è un modo come un altro per rilanciare l’equivoco di fondo. E se c’è un punto sul quale è indispensabile fare piena luce è proprio il seguente: non ci possono essere equivoci nella guida del prossimo Milan. Sul punto c’è un precedente che deve servire da monito. Ricorderanno tutti l’episodio del cooling break all’Olimpico durante Lazio-Milan di due tornei fa. In quella occasione, gli esclusi Theo Hernandez e Leao, invece di partecipare alla riunione collettiva davanti alla panchina rossonera per bere, si fermarono dalla parte opposta per rendere plastica la frattura all’interno del Milan. L’episodio fu in pratica la fine della credibilità di Fonseca presso lo spogliatoio. Chi mancava quella sera in tribuna? Zlatan Ibrahimovic. Raccontarono poi perché impegnato all’estero in un corso di specializzazione. A mezzo servizio non si può lavorare nel Milan! Infine con un potenziale profilo alla Rangnick, la convivenza diventerebbe altamente improbabile. Per questo la scelta di fondo, dentro o fuori, resta il punto di partenza. 

 

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