Napoli, i messaggi in codice di Garcia
Leggi il commento alle parole del tecnico azzurro
Come dicono anche a Nemours, si può parlare a genero affinché il suocero intenda. Rudi Garcia è un indiscutibile gentiluomo, persona gradevole, con virtù che l’adrenalina può trasformare in “vizi” dialettici e però pure con un’intelligenza viva da sistemare sempre al centro del villaggio, pure se s’avvertono scosse umorali che minano l’apparente tranquillità. Nelle due settimane che appartengono al suo passato - e che però, si sa, rischiano comunque di costituire pilastri del futuro - se ne sono viste e sentite talmente tante da poterci allestire trattati, e ai giornalisti, che aprendo le virgolette hanno potuto semplicemente abbeverarsi, è stata persino evitata la libera interpretazione. Rudi Garcia deve avere avvertito quel senso d’accerchiamento, è nei fatti (mica nelle considerazioni) di chi ha perso brutalmente con la Fiorentina, in una partita in cui c’è stata una somma di scelte discutibili. E, più in profondità, attraversando il suo trimestre, le crepe del Napoli si sono dilatate non solo nelle statistiche - le vittorie, le sconfitte, l’estetica del suo calcio - ma pure in un’atmosfera improvvisamente appesantita, priva dell’allegria d’un tempo così recente da sentirne gli effetti e i rimpianti.
Garcia, messaggio in codice
Ma Garcia, in uno slancio che riconduce (quasi) a Mourinho o comunque vagamente lo rievoca, ha improvvisamente avvertito un antico rumore «ora so chi sono i miei nemici e pure gli amici», ha aperto un fronte inaspettato sul diritto-dovere di critica (per la Treccani: facoltà intellettuale che rende capaci d’esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, il buono dal cattivo o dal meno buono...), l’unico esercizio che si riconosce sfogliando i giornali dall'8 ottobre in poi. Però ci può stare che in un momento delicato della propria carriera, dinnanzi ad un’idea che sembra possa sgonfiarsi (o anche no), un allenatore, nella solitudine più assoluta, mentre dà per sicuro che per Adl certe voci possano rappresentare «pettegolezzi con cui si intende demolire la figura del nostro tecnico», scopre che per De Laurentiis «non ci sono tanti Spalletti o un altro Sarri capaci di deliziarci con la loro linea alta del 4-3-3». E ragionando tra sé e sé, Rudi e Garcia può darsi abbiano voluto semplicemente tutelare la propria dignità, ferita «per quella mancanza di rispetto nei propri confronti». Un messaggio in codice e amici (e nemici) come prima.
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