
Napoli, una storia da film
Leggi il commento sulla seconda esperienza di Mazzarri sulla panchina azzurra
Una storia da film. C'è solo un dettaglio che separa Woody Allen da Walter Mazzarri. Ed è che il celebre regista al tema della fortuna, o più propriamente del caso, ha già dedicato un film: Matchpoint. Simboleggiato dalla pallina che tocca il nastro e può decidere se finire la sua corsa nel campo dell’avversario oppure rimanere nel tuo. Woody rimarrebbe affascinato dalla storia di Mazzarri che venti giorni fa era un signore di campagna che provava a farsi andar bene la vita che gli stava capitando, e questa sera varcherà lo spogliatoio del Santiago Bernabeu e andrà ad accomodarsi in panchina, a pochi metri da Carlo Ancelotti. A guidare la squadra più forte che gli sia mai capitata. Visto dalla parte di Mazzarri, quel che gli è accaduto è soprattutto una forma di risarcimento. Avrebbe meritato di arrivarci molto prima al Bernabeu. Ma quella che lui dieci anni fa scambiò per una scorciatoia verso il gotha del calcio (ossia la panchina dell’Inter), in realtà si rivelò un percorso accidentato che lo portò nelle strade sterrate che lui con tanta fatica, abnegazione e sacrificio aveva domato per conquistare la fama che meritava. Con una differenza sostanziale: Reggina, Sampdoria, lo stesso Napoli erano state tappe che aveva percorso con l’entusiasmo e la forza di chi sente che si sta conquistando la notorietà. Anni dopo, dall’Inter in poi, le stesse strade è come se le avesse affrontate col vento contrario, nelle retrovie, sapendo di avere ben poche chance di tornare in testa al gruppo. Non sono sensazioni piacevoli.
Mazzarri, la seconda occasione
Poi, è arrivata la seconda occasione. E a fornirgliela è stato proprio il presidente con cui tanto aveva litigato. Quell’Aurelio De Laurentiis cui piace travestirsi da burbero ma che in realtà si affeziona a chi lavora con lui e soffre maledettamente le separazioni. De Laurentiis ha offerto a Mazzarri un’occasione alla Rocky. E gli ha restituito il palcoscenico della Champions che oltre dieci anni fa era stato un traguardo accolto a Napoli quasi come uno scudetto. L’esordio nell’elite del calcio. È rimasta tanto impressa quella Champions che quasi ci si dimentica che Mazzarri di gare con la musichetta non ne ha più giocate. Otto quell’anno e otto in totale. Nell’immaginario è un uomo Champions perché quell’anno sconfisse il City, pareggiò col Bayern e arrivò tanto così dall’eliminare il Chelsea che poi alzò la Coppa. Quel Napoli diede spettacolo. È rimasto nella memoria di ogni tifoso azzurro. Eppure dopo la sconfitta 4-1 in casa del Chelsea, a differenza di Mazzarri, il Napoli di Champions ha continuato a giocarne. È cresciuto. È entrato stabilmente nel salotto europeo. Sei partecipazioni, e con quella attuale sette. Ha portato a casa scalpi eccellenti: dal Dortmund vicecampione d’Europa, al Liverpool campione d’Europa; se l’è giocata alla pari col Psg. Sette Champions eppure il Napoli ha impiegato undici anni per far meglio di Mazzarri, per superare la soglia degli ottavi di finale. Walter stasera si gioca la seconda occasione. E lo fa con un abito nuovo. Sta provando a recitare un ruolo alla Reja. Meno arroganza, meno ricerca dell’uno contro uno. Il respiro profondo di chi troppo a lungo ha subito una vita che non sentiva sua. Ha imparato a contare fino a dieci prima di rispondere. E ora non gli importa se è tornato grazie a un nastro fortunato. L’importante è che stasera al Bernabeu ci sarà lui.
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