
De Bruyne e il passo dell’artista
C’è chi porta l’acqua, chi prepara la pittura, chi scartavetra le pareti e chi disegna gli affreschi: Kevin è l’uomo del pennello per il Napoli
In principio fu Giovanni Lodetti. Era l’uomo che consentiva a Gianni Rivera di “passeggiare”. Anni dopo, a diventare famoso nello stesso ruolo fu lo juventino Bonini. Leggenda vuole che un giorno l’Avvocato sorprese Platini con la sigaretta tra le dita. «Ma come Michel, lei fuma?». E le Roi, che non soffriva certo d’esprit d’escalier (ossia aveva la risposta pronta), disse: «Avvocato, l’importante è che non fumi Bonini, è lui che deve correre». Platini, un altro passeggiatore come amano dire coloro i quali giudicano il calcio dai chilometri percorsi o dalle gocce di sudore. I seguaci della cultura «dell’andate a lavorare» che a quanto pare fa molti proseliti. Quelli che «De Bruyne in campo passeggia». Come se il calcio fosse una maratona. Una questione di fatica fisica.
De Bruyne, il pennello per il Napoli
Si gioca in undici perché ciascuno ha un proprio ruolo. C’è chi porta l’acqua, chi prepara la pittura, chi scartavetra le pareti e chi disegna gli affreschi. Kevin De Bruyne, va da sé, è l’uomo del pennello. Colui il quale con nonchalance può mandarti in porta con un lancio di quaranta metri, oppure può piazzare all’incrocio dei pali un pallone calciato a tutta velocità da fuori area. Che sia di destro o di sinistro. È indifferente. È un artista del football. Un fuori categoria, come amano definire i francesi le montagne leggendarie del Tour de France. Oggi, in nome della cultura della maglia sudata, l’ultima figura è quella del passeggiatore. Passeggiava pure Diego. Ah quante partite ha giocato passeggiando e il Napoli le ha vinte lo stesso: con una sua magia, una sua intuizione, un lampo. Foss’anche un rigore battuto come solo lui sapeva fare. A De Bruyne, contro il Sassuolo, alla prima giornata, per lasciare il segno è bastata una punizione da fuori area, defilata sulla sinistra, per una di quelle traiettorie perfide che è andata a morire nell’angolino basso. Il calcio non è il ciclismo e nemmeno l’atletica leggera. La differenza è fondamentalmente una: o sai giocare con i piedi, o non sai giocare. I passeggiatori sono sempre esistiti. Nel Barcellona, almeno nell’ultimo Barcellona, Messi se ne stava a passeggiare sulla fascia destra. Quando voleva palla, si limitava ad alzare il braccio destro. Era il segnale. Tutta la squadra immediatamente scattava per portargliela il prima possibile. Il passeggiatore aveva voglia, meglio approfittarne. Dio salvi i passeggiatori. Senza di loro, il calcio diventerebbe una noiosa prova da sforzo.
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