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Qualcosa di nuovo nel cielo azzurro

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Mimmo Carratelli
Mimmo Carratelli

4 min

Pubblicato il 08.04.2026, 09:11

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Giornata di poesia trecentesca colà dove si puote e più non dimandare nella città di Napoli in estasi per novelle, storielle e tarallucci caldi con l’intervento del Cecco Angiolieri di Lecce che dal palco delle declamazioni per la serie “s’i’ fosse foco”, col sorriso rivolto a pochi intenditor poche parole, ha recitato il suo personale endecasillabo s’i’ fosse presidente mi ci sceglierei. La declamazione ha avuto un successo planetario su tutte le piattaforme televisive dal Manzanarre al Reno ed è stato come un fulmine giunto dietro al baleno. Il poeta autoreggente, con la semplicità angelica del suo viso d’angelo col caschetto, ha inteso parlare di nazionale senza filtro.
Da Los Angeles, in contemporanea di intenti e di volere, l’aulico produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis non ha voluto essere da meno. Escludendo di avere in programma il nuovo cinepanettone “Natale al Nido”, la cui trama sarebbe la permanenza dell’allenatore Antonio Conte nel nido azzurro anche per il prossimo anno, ha declamato da par suo s’i’ fosse riconoscente i’ ti lascerei andare. 
Liberalità assoluta di un uomo che, in altri tempi e contesti, pec, dispetti e lasciamoci così con molto rancore, avrebbe sicuramente declamato i’ t’arderei nel foco. 
L’autocandidatura di Conte, urbi et orbi et televisioni, alla guida della dispersa nazionale italiana e la condiscendenza di De Laurentiis a non opporsi al sogno del tecnico di varcare il Volturno sono state immediatamente oggetto di un’assemblea popolare, nella città di Napoli, dove cca nisciuno è fess, dal tema obbligato “Antonio se ne vò ij e Aurelio ne ‘o vò mannà”. 
A questo punto, a molti appare chiaro che nun ce vò ‘a zingara p’andivinà cuncè quale è la soluzione dei vari endecasillabi di questi giorni. Se Antonio se ne vò ij, Aurelio non si oppone perché c’è una rumba di soldi in ballo. 
Continuare con Conte, che già costa a tutti i costi, significherebbe investire ancora 200 milioni di euro, fra riscatti già programmati (Hojlund, Alisson Santos, Elmas per 77 milioni) e nuovi acquisti. Conte vuole una squadra per vincere e, per vincere, ci vogliono i top-player da 50 milioni. Aurelio, dopo i 300 milioni spesi negli ultimi due anni, contravvenendo alla prudenza che ne aveva sempre caratterizzato la saggia amministrazione del club, ora vuole “frenare”. C’è anche una squadra da svecchiare. E stavolta non ci sono plusvalenze a rimettere in corsa la macchina. 
Il futuro programma del Napoli di De Laurentiis non è cantando sotto le stelle. Senza Conte, Aurelio può perseguire un progetto più accorto, meno dispendioso. Può riprendere in mano il club dopo averlo affidato completamente al tecnico leccese, ricevendone in cambio uno scudetto e una trionfale Supercoppa italiana. I conti sono alla pari. L’arrivederci e grazie non potrà essere che all’insegna dell’eleganza del commiato. 
Ovviamente, dopo avere “pescato” il massimo, perché Conte non si discute, è il migliore, si aggiungerà il problema della scelta del nuovo allenatore. E qui il rischio di azzeccarci è superiore al rischio di ripartire con una squadra da ringiovanire rimettendo i conti in linea con la prudenza passata che non ha impedito a De Laurentiis di attrezzare sempre un Napoli competitivo. 
Col secondo posto strappato al Milan, il cielo è sempre azzurro sopra Napoli. Il futuro è tutto da scoprire.

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