Napoli, allo stadio si va in paranza
Gesù, stadio pieno per Napoli-Cremonese! Si va allo stadio in paranza a scudetto perso, a faccia persa con Parma e Lazio e con l’anno prossimo che nessuno sa come andrà (felicità a momenti e futuro incerto, caro Tonino Carotone). E col Conte sullo stretto perché Aurelio dice ad Antonio parla ora o mai più. Un mmesca francesca d’ogni negatività e dispiacere. E senza un tiro in porta. Napoli-Cremonese vale il secondo posto, tutta qua l’attrazione? Ma il secondo posto che, ai tempi di Pesaola, Altafini e Canè, fu una conquista memorabile, primo storico secondo posto alla fine degli anni Sessanta, oggi è solo il primo posto dei perdenti.
L'ammore per il Napoli
Si va allo stadio in paranza per una serata coi perdenti? Incredibile Napoli, incredibile il tifo a Napoli. Una volta dava del cornuto all’arbitro e sfasciava lo stadio per sospetto di complotti settentrionali e passione incontrollata. Si poteva capire. C’era più baldoria che gloria. Ma oggi, in tempi di algoritmi e playstation, oggi che il Maradona non è più sangue e arena come ai tempi del San Paolo a porte divelte contro lo Swindon Town, oggi che la vittoria è l’unica cosa che conta, com’è che le Curve applaudono gli azzurri appena umiliati dalla Lazio di Sarri e, sei giorni dopo, si va in paranza a vedere Napoli-Cremonese? Vengono in soccorso Pino Daniele e Massimo Troisi. ‘O ssaje comme fa ‘o core quann’ s’è annamurato. L’ammore.
Esiste sempre l'amore
Allora, esiste sempre l’ammore per il Napoli nonostante le nuove generazioni del tifo siano tanto diverse da quelle che portavano il ciuccio alle partite. A un certo punto, è sembrato che tutto si riducesse a una antipatia per Aurelio, a un odio-amore per Conte e a una nostalgia di Kvaratskhelia. Allora non è vero, come temevamo, che il tifo azzurro del ventunesimo secolo fosse più di testa che di pancia, più di possesso-palla che di ventricoli pompanti, più di 4-3-3 che di core mio, bene mio. ‘O Napule è sempre ‘o Napule, nella buona e nella cattiva sorte. Sempre. Da Sallustro a McTominay. Tifosi azzurri di oggi meritereste che la squadra di Conte entrasse in campo domani sera con uno striscione grande, grande: “Grazie, tifosi”. E Totonno Juliano, che non applaudiva mai, vi applaudirebbe. Quando, domani sera, le squadre appariranno in uno stadio d’ammore, e chissenefrega della retorica, allora carissimi ragazzi in maglia azzurra che il brivido sia con voi e che sappiate essere una cosa sola con lo stadio.
Siate all’altezza di questo sentimento forte e intramontabile. Siate tutt’uno con i cinquantamila sugli spalti. Non sono ammessi malinconie, gambe vuote e cuori infranti. Il tifo napoletano non vuole essere rispettato, vuole amore. Amore per questo nome magico: Napoli. Un incitamento alla squadra appannata per un’avventura andata male: domani sera, siate una squadra d’amore. L’amor move il sole e l’altre stelle, dice il poeta mancando di aggiungere che accartoccia la tattica e vi fa guerrieri di un sentimento grande.
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