Napoli, scurdammoce ‘o passato
Il bello di Allegri è che non ha smarrito la provincia che ha in sé. Al fondo, resta il talentuoso ragazzo scanzonato di Livorno e del gabbione. Si emoziona a vedere il teatro San Carlo tutto pieno solo per lui. Si commuove quando gli torna in mente la madre che non stava bene. Poi recupera l’uomo di scoglio che è, e risponde alla livornese alla domanda sugli scudetti juventini che avrebbe sottratto al Napoli. Dice quel che la platea vuol sentirsi dire («sono venuto apposta, per restituire») ma senza ipocrisia, col tono di chi li sta accontentando e allo stesso tempo vorrebbe dire «scurdammoce ’o passato».
Cinquanta minuti di Max in purezza
Cinquanta minuti di Max Allegri in purezza. Un signore vecchio stile, che non approfitta mai del microfono per togliersi sassolini dalle scarpe. Non lo fa nemmeno con Gerry Cardinale decisamente poco elegante nel dichiarare che con Amorim il Milan non avrebbe giocato più per non perdere. Max non replica. Esprime solo il dispiacere per il quinto posto finale. La polemica a distanza non la concepisce. Un po’ perché per lui c’è un solo giudice ed è il campo. Parlerà il terreno di gioco, è lì che ci si misura. E un po’ perché probabilmente la sua natura gli impedisce di replicare a chi è stato il suo datore di lavoro. Non a caso ieri un concetto ci ha tenuto a esprimerlo. Per lui aziendalista è un complimento, non un’offesa. Vive il ruolo di allenatore come quello di gestore del patrimonio di un club che è rappresentato dai calciatori. L’obiettivo è coniugare competitività e sostenibilità. Il management spiegato in due frasi.
Allegri: nemmeno una lamentela. Si sente il Napoli
E pensare che lo definiscono superato. In genere i tecnici agli inizi delle loro avventure costruiscono escamotage per far apparire arduo e complesso il loro compito. Allegri è l’esatto opposto. Elogi a più riprese per il biennio di Conte (lo difende persino nella polemica con De Bruyne). Per il Napoli di De Laurentiis che ha vinto due scudetti e giocato dieci volte la Champions. Per la rosa che ha a disposizione. Nemmeno una lamentela. Non corre solo per sé. Non lavora per salvaguardare la sua immagine. È già diventato il Napoli. Si sente il Napoli. Parla da uomo azienda. Non ce ne sono molti in Italia di professionisti così. Non a caso ha funzionato alla grande in club solidi, strutturati. L’ultimo Milan di Berlusconi. La prima Juventus di Andrea Agnelli. Bisogna essere aziende lungimiranti per meritarsi e sfruttare le potenzialità di un aziendalista. Va protetto e ascoltato. Sennò diventa un’occasione persa.
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