
Roma, il settimo sigillo
E sono sette. Sette vittorie consecutive. La Roma di Claudio Ranieri non si ferma più. Vince anche a Lecce. Uno a zero. Con gol di Dovbyk nel finale, dopo una gara condotta quasi sempre all’attacco e in cui la Roma si è divorata almeno due gol già fatti. L’ha decisa lui, l’attaccante ucraino che il tecnico aveva cercato di scuotere prima del match col Cagliari. «Credo in lui, ma lui deve credere in noi. Se non mi dai né la prestazione né il gol, mi lasci con l'amaro in bocca. Lui deve lottare, come tutti gli altri, non voglio credere che si sia arreso. Però me lo deve dimostrare».
Quando si dice l’esperienza, la capacità di comprendere quale possa essere il modo più efficace per spingere un tuo calciatore a reagire. A reagire in modo positivo. Non per niente ti chiami Claudio Ranieri. Uno che nella sua vita ha attraversato di tutto. E che in questo finale di stagione sta vestendo con nonchalance il doppio ruolo di allenatore e di ambasciatore del futuro. Ha trasformato la Roma, l’ha resa una squadra vera e la sta tenendo in corsa per l’Europa, persino per la Champions. E allo stesso tempo, è abile a giocare e a tenere tutti sulla corda col nome del prossimo allenatore.
Una cosa per volta. Partiamo dal campo. La psicologia di Ranieri ha funzionato. Dopo quel pubblico rimprovero, all’indomani dell’eliminazione a Bilbao, la Roma ha battuto 1-0 il Cagliari con gol dell’ucraino. E ieri si è ripetuta a Lecce: a segnare è stato sempre lui. Un gol da centravanti vero quale lui è, come ha dimostrato lo scorso anno al Girona. È a quota undici in campionato. Ha segnato tre gol nelle ultime quattro partite. Tre gol che hanno fruttato nove punti, perché sua è stata anche la rete del 2-1 contro il Como. Primo posto consolidato nella speciale classifica del girone di ritorno (nove vittorie e due pareggi: un ruolino di marcia da scudetto in solitudine). Dei sette successi di fila, cinque sono stati per 1-0. Il corto muso che ormai, dopo i fatti di Torino e l’esonero di Thiago Motta, non è più reato nominare.
La Roma di Ranieri non solo non si ferma più ma non smette di sorprendere. E riesce persino a mettere in fuorigioco l’articolo numero uno della Costituzione giallorossa di José Mourinho: «C’è una Roma con Dybala e c’è una Roma senza Dybala». Ieri la vittoria è arrivata senza la Joya che non ci sarà fino alla fine del campionato: si è fermato ai box per manutenzione straordinaria. Senza Dybala la Roma non ha cambiato modo di giocare. Anche contro un Lecce temibile in ripartenza (e con Krstovic che trova sempre il modo di catturare la tua attenzione: ieri con un quasi gol alla Quagliarella, da cinquanta metri), non ha rinunciato a comandare e ad attaccare. E se pensiamo al Ranieri psicologo, non possiamo non soffermarci sulla decisione di schierare titolari sia Hummels sia Pellegrini. Un grande allenatore si comporta così.
Adesso l’unico avversario dei giallorossi si chiama calendario. Mancano otto giornate. Sono sesti in classifica (in attesa di Lazio-Torino di domani). Ma da qui alla fine dovranno affrontare Juventus (domenica prossima), Lazio, Inter, Fiorentina, Atalanta, Milan. Le due partite più abbordabili sono quelle contro Verona e Torino. Senza Dybala e destreggiandosi tra le immancabili domande sul futuro. Per fortuna in panchina c’è Claudio Ranieri.
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