Mal di gol e mal di Roma
Qui non si tratta (più) di un semplice “tabù Olimpico”, evidenziato dalle quattro sconfitte (su sei partite) rimediate tra campionato e coppa alle pendici di Monte Mario. Pensare che la Roma abbia problemi soltanto in casa, perché quando è andata in trasferta finora ha sempre vinto, equivarrebbe ad aggirare la realtà.
La verità. La Roma è una squadra che continua a convivere con difficoltà enormi, sia strutturali sia di gioco. Un mix devastante che, per forza di cose, deve chiamare in causa chi la squadra l’ha costruita, chi la compone o la sta guidando. A Gian Piero Gasperini, ad esempio, si rimprovera di sperimentare in maniera eccessiva; di cambiare troppo e spesso male. Di non aver trovato, dopo dieci partite, una soluzione solida. La cronaca racconta questo, ed è complicato avere e/o dispensare certezze diverse.
Il punto, però, è un altro: perché GPG non ha ancora trovato la sua Roma base? Perché imposta, sposta, azzarda (non è certo se sia stato più un errore togliere Ziolkowski dopo una ventina di minuti o farlo giocare titolare…), modifica, tocca e ritocca sistematicamente la squadra? Le ipotesi, in questo senso, non possono che essere due: o è completamente finito nel pallone oppure è obbligato ogni volta a inventarsi una Roma inedita.
Anche all’interno della stessa partita, come è accaduto contro il Viktoria, con sei giocatori utilizzati via via in ruoli diversi, con Wesley che ne ha ricoperti addirittura tre. Fate voi. Per quattro volte nelle ultime cinque uscite, la Roma è andata sotto nel punteggio. Segno che non è stato perfetto l’approccio (troppo mosci, caro Dybala?). O che non sono state azzeccate le scelte dell’allenatore. Non se ne esce. Una sola volta, a Firenze, la squadra ha saputo reagire, riuscendo a non perdere la partita. Vincendola, anzi. Ma nei secondi tempi (tranne che a Firenze), con cambi e controcambi, si è vista una Roma migliore rispetto a quella iniziale.
Tutto normale? Tutto logico? No. Che la Roma non sia esattamente la squadra di Gasp dal punto di vista tecnico è noto da tempo, e da qui il riferimento ai problemi strutturali, cioè alle mosse e alle scelte di mercato. Questo aiuta a capire, che non significa approvare a scatola chiusa, il continuo tourbillon di uomini e ruoli. Ciò che la piazza romanista rinfaccia maggiormente al tecnico, però, è l’esagerata disinvoltura nel prendere decisioni salvo cambiarle nel giro di pochi minuti. Dando così l’impressione di non avere ancora le idee chiare sul materiale a sua disposizione. Con il risultato di generare caos. Al resto dello strano momento (non va dimenticato che la Roma in campionato è vicina alla vetta...) stanno contribuendo in maniera letale alcuni giocatori assolutamente fuori contesto. Il “mal di gol” (piedi mosci, mister Gasp?) è il sintomo più grave e preoccupante di una squadra che segna poco, pochissimo; non sarebbe corretto, però, sottovalutare il “mal di Roma” che affligge praticamente tutti i nuovi acquisti. E meno male che domani si giocherà in trasferta, sospira, con fede e speranza, il tifoso romanista...
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